Ricordata la beata Lucia da Settefonti

Da sinistra: L'artista Giorgio Lenzi, monsignor Giuseppe Lanzoni e Claudio Lenzi

Da sinistra: L’artista Giorgio Lenzi, monsignor Giuseppe Lanzoni e Claudio Lenzi

Ozzano (Bologna)

Religiosità popolare, storia, arte e cultura si sono intrecciate lo scorso 6 agosto a Ciagnano, località sui colli ozzanesi, all’inaugurazione di una formella in ceramica, raffigurante la beata Lucia da Settefonti qui vissuta nel XII secolo in odore di santità. Monaca che come badessa resse dal 1142 al 1158 l’antico convento camaldolese che sorgeva a poca distanza da Ciagnano. All’inaugurazione erano presenti, oltre allo scultore, ceramista e architetto pianorese Giorgio Lenzi autore del bassorilievo, monsignor Giuseppe Lanzoni parroco di Ozzano, che ha benedetto l’immagine sacra, l’assessore alla cultura Marika Cavina, e tanti soci e amici dell’associazione culturale “Insieme per … ” presieduta dallo scrittore ozzanese Claudio Lenzi fratello di Giorgio.
Da molti anni, infatti, l’associazione culturale locale promuove, ed esegue, il restauro e il recupero delle stele votive e delle immagini religiose sparse nel territorio ozzanese dato che sono un patrimonio storico e culturale, e a volte anche artistico come in questo caso, oltre che una testimonianza della religiosità popolare. Tra i pilastrini restaurati dal sodalizio culturale ozzanese si possono annoverare quello di Settefonti con immagine di Giorgio Lenzi, di via Tolara con formella di Claudio Lenzi, della Quaderna con l’immagine d’epoca.
La storia della beata Lucia da Settefonti si mescola con la leggendaria storia d’amore che la vide corteggiata dal nobile bolognese, Rolando, che continuò ad amarla anche quando lei si fece monaca. Il giovane si recava a cavallo tra i calanchi, oggi “dell’Abbadessa”, per vedere l’amata che alla messa si affacciava a una finestra. La suora notò l’interesse del cavaliere e, da allora, evitò di mostrarsi. Il nobile colto da sconforto partì per la Terrasanta dove fu ferito e fatto prigioniero.
Alla morte della monaca il giovane l’ebbe in visione e si ritrovò libero a Settefonti accanto alla tomba di quella che era già chiamata Beata Lucia. Qui gli furono tolti i ceppi che lo imprigionavano, ora custoditi nella vicina chiesa di Sant’Andrea assieme alle reliquie della monaca, poi del nobile bolognese non si seppe più nulla. Storia leggenda che appassionarono l’ozzanese Adriano Vason, di origini venete, che fece ricerche in archivi pubblici, privati ed ecclesiastici per far luce sulla religiosa dividendo la storia dalla leggenda. Dalle ricerche ne nacque un testo teatrale e, da questo, l’idea della tradizionale “Sagra della Badessa” che si svolge in maggio, richiamando migliaia di persone con armigeri, balestrieri, arcieri, musici e figuranti in costume.

Giancarlo Fabbri

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