L’Arci di via Bellaria non va mai in ferie

A Cucina 03 Polentata

San Lazzaro (Bologna)

Con le sue innumerevoli iniziative il circolo Arci, a San Lazzaro, non va mai in ferie e il 15 agosto torna l’attesa “Polentata di Ferragosto”, ultradecennale iniziativa del tutto gratuita, che si terrà nella “Sala 77”. Un’ArciFesta dedicata a tutti coloro che trascorreranno il Ferragosto in città. Come nelle edizioni precedenti alle 19 ci sarà la distribuzione gratuita di fumante polenta, con saporito ragù alla bolognese e buon vino. Nelle edizioni precedenti tanti in fila davanti alla cucina, poi ai tavoli, per la distribuzione di oltre duemila porzioni di polenta condita, pari a dieci quintali di farina gialla, due di saporito ragù, con decine di chili di parmigiano grattugiato e varie damigiane di vino.

A seguire ci sarà l’estrazione di una sottoscrizione a premi, riservata a tutti i tesserati Arci, con cinquanta premi in palio. Primo premio un televisore da 55” Sony di ultima generazione, secondo premio un personal computer portatile Asus, terzo uno smartphone Samsung, quarto un barbecue a gas con griglia, quinto uno smartbox per un viaggio di tre giorni da scegliere tra tante proposte. Poi, nell’ordine, una macchina motorizzata per sfoglia, una collana Swarovski, una macchina per caffè con 100 capsule, un buono acquisti da 50 euro del Centro Carni San Vitale, e un buono acquisti da 25 euro del self service dell’Arci di San Lazzaro. Dall’11° al 50° prosciutti di Norcia, tranci e false pere di prosciutto, tranci di Parmigiano-Reggiano e salami. In serata ballo gratuito all’aperto sotto la veranda esterna della “Sala 77”, se piove all’interno, con musica dal vivo.

Per alcuni partecipanti alla polentata sarà l’occasione per conoscere il circolo Arci sanlazzarese fondato nel 1977 dove gli oltre 6.000 soci trovano ogni giorno accoglienza, grazie al bar e alla cucina a prezzi popolari, e molte attività: dalle bocce al biliardo, dalle carte agli scacchi, fino alle sagre a tema. Come il “Festival del pesce di mare”, che si terrà dal 22 settembre all’1 ottobre, e la “Sagra dei Sapori” che si terrà dal 28 ottobre al 5 novembre.

Giancarlo Fabbri

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Ferragosto nel Museo di Arti e Mestieri “Pietro Lazzarini”

Panir 01 Zisten

Pianoro (Bologna)

Martedì 15 agosto a Pianoro Nuova, in concomitanza con la “Antica Fiera di Pianoro”, conosciuta anche come “Fiera dell’Assunta”, ci sarà l’apertura straordinaria, dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19, del piccolo ma interessante Museo di Arti e Mestieri “Pietro Lazzarini” di via del Gualando 2. Dalle 16.30 ci sarà una rievocazione dei procedimenti per ottenere steli di paglia adatti all’intreccio, trebbiatura a mano sulla pietra di varie qualità di cereali, trebbiatura con la correggia (la zèrcia). Poi per “Dai vimini al cesto”, dimostrazione di intreccio di varie fibre vegetali, esposizione di manufatti e proiezione del documentario filmato “Panir e zisten” prodotto dal museo come il precedente “La trazza”. Infine, per il piacere di stare insieme in un giorno di festa, non mancherà una fetta di cocomero dolce e rosso.

Per definizione un museo è una raccolta, pubblica o privata, di oggetti o documenti relativi all’arte, alla cultura, alla scienza o alla tecnica. A Pianoro ce n’è invece uno – in un’ex edificio agricolo ristrutturato dal Comune di Pianoro – pieno di iniziative e di produzione culturale. Qui i norcini hanno più volte disfatto un maiale per farne salsicce, coppa, pancetta e lardo andati a ruba, vi si è impastato il pane poi cotto in un forno a legna, vi si è pigiata l’uva, fatto cesti e trecce di paglia. E tanti hanno partecipato anche alle veglie nell’ex stalla a lume di candela per ascoltare storie e favole raccontate dallo scrittore Adriano Simoncini, e di tanti appassionati della cultura locale, in lingua e in dialetto.

Come le trecciatrici molti altri artigiani potrebbero entrare nel museo e realizzare i loro manufatti o esercitare vari mestieri e professioni. Il museo possiede molte centinaia di attrezzi divisi per mestiere come botteghe artigianali. C’è quella del sarto, del calzolaio, del barbiere, del cappellaio, del falegname, del fabbro, e via elencando. C’è anche un alloggio arredato e cucina attrezzata di tegami di una volta.

Inaugurato il 17 marzo 2007 il museo, diretto da Maurizia Lazzarini, è gestito dall’associazione culturale “Territorio e civiltà dei mestieri” e offre un supporto didattico oltre a occasioni per riscoprire le identità del territorio e per promuovere attività culturali e artistiche. La sala eventi, in quello che fu il fienile, ospita presentazioni di libri, dibattiti, mostre, concerti, conferenze e iniziative culturali varie. Per info e programmi: 051-776927 (museo); 051-6529105 (Comune Pianoro); info@museodiartiemestieri.it; www.museodiartiemestieri.it.

Giancarlo Fabbri

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“Notte di note” sabato a Trasasso di Monzuno

Notte 2017 Trasasso

Monzuno (Bologna)

Con il concerto estivo “Notte di note”, giunto alla settima edizione, grande musica con ingresso libero, alle 21 di sabato 5 agosto, nella suggestiva chiesa di San Martino a Trasasso di Monzuno (Bologna).

Concerto che vedrà la partecipazione di importanti artisti come i cantanti Manuel Bianco, Daniela Galli ed Elena Giardina, e i musicisti Emiliano Fantuzzi (chitarra) e Massimo Zanotti (direzione, tastiere e trombone), impegnati in un programma che spazierà da brani lirici, e classici, a incursioni nella musica contemporanea leggera e pop con improvvisazioni a sorpresa. Ma le sorprese non finiranno qui perché nel corso del concerto sarà possibile anche la comparsa del grande musicista Fio Zanotti, compositore e arrangiatore, padre di Massimo e monzunese a honorem, che si era già esibito nelle passate edizioni del concerto estivo con suoi vari brani entrati nella storia della musica.

L’importanza degli artisti e la qualità musicale che anche quest’anno verranno proposti in un luogo sacro e suggestivo, fanno del concerto a Trasasso uno degli eventi musicali più attesi dell’estate in Appennino. Il concerto, offerto dalla famiglia Ravaglia, sarà infine seguito da un rinfresco all’aperto. La chiesa di Trasasso vanta una lunga tradizione e si ritiene sia stata costruita per la prima volta nel 1321. Purtroppo l’unico documento antico che oggi è testimonianza della sua storia si trova negli scritti del canonico Montieri del 1840.

La chiesa, su uno strapiombo sul Savena, sorge a sud rispetto al centro abitato di Trasasso, in posizione isolata, lungo la strada di mezzacosta fra Monzuno e Madonna dei Fornelli. Infatti l’abside e il campanile sono chiaramente visibili dalla strada di Fondovalle del Savena e anche dalla via per Stiolo che risale l’altro fianco della vallata.

Giancarlo Fabbri

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Domenica tutti a fare il tifo per il Pianoro Cricket Club

Parisi 02 Roncarati

Tra Parisi e Roncarati la Tecnessenze Pianoro Cricket Club sette anni fa con l’ultimo scudetto.

Pianoro (Bologna)

Domenica 23 luglio, alle 12 sull’Oval di via Amendola (Fondovalle Savena), si invita tutti a fare il tifo per il Pianoro Cricket Club che si giocherà la finalissima per lo scudetto tricolore contro il Kingsgrove di Milano. Una gara che consentirebbe al Pianoro di aggiudicarsi il 15° titolo di campione d’Italia, dopo sette anni di calvario, e senza uno sponsor dopo la rinuncia della Tecnessenze col cambio di proprietà.

Ad assistere all’incontro tra quadre di alto livello: il Pianoro con 184 punti e il Kingsgrove con 182 punti in classifica non si spende nulla, anche la tribuna è gratuita, e si prospetta una gara spettacolare. Che si ami di più il calcio, il tennis, il ciclismo o il golf, tanto per citare altre discipline sportive, fare il tifo per la squadra di casa è quasi un dovere vista l’importanza dell’incontro. Senza contare, col 15° scudetto sulle maglie, la speranza di trovare a Pianoro, e non solo, uno sponsor. Infatti tolto dalle maglie il nome Tecnessenze, prima garantito dall’ex patron Gianfranco Roncarati fino alla cessione dell’azienda, finora la società presieduta da Arcido (Arcy) Parisi si è autofinanziata.

Tutti, dal presidente e fondatore agli atleti maggiorenni, passando per genitori, tecnici e sostenitori, si sono pagati divise, attrezzi e trasferte per tutte le squadre attuali: under 13, 15, 17, 19 e serie A oltre alle indispensabili continue manutenzioni dell’Oval di Rastignano abilitato dalla federazione internazionale cricket per i campionati mondiali.

Quello del cricket è uno dei tanti sport, cosiddetti minori, di cui quasi mai si occupano i media. E ci si dimentica che è uno dei più praticati al mondo anche se in Italia non è conosciuto come in molti paesi del Commonwealth. E in pratica il baseball e il softball, più conosciuti, importati dalle truppe americane durante e dopo la seconda guerra mondiale, non sono altro che una versione moderna del più britannico cricket. Il gioco è praticato su un campo erboso pianeggiante, detto “ovale”, con al centro un rettangolo lungo circa 20 metri e largo 2. Al centro dei due lati più corti del rettangolo centrale ci sono due castelletti (wicket) formati da tre bastoni infissi nel terreno con sopra, in equilibrio precario, due corti cilindri di legno orizzontali. Prendono parte al gioco due squadre di 11 giocatori ciascuna che si alternano in attacco e in difesa. Spiegare l’azione del gioco in poche parole è piuttosto difficile ma se qualcuno è interessato a questo sport o a vedere le partite domenica avrà modo di vedere una gara che vale lo scudetto di campioni d’Italia. Ragione in più per assistervi e gridare “Forza Pianoro” anche se non si sa cosa sono innings, pitch, wicket, fielder, bat, run, overs, eccetera, è importante anche per Pianoro. Ah, dimenticavo. Il Pianoro Cricket Club, vincitore anche di due Coppe Italia e di un titolo europeo, a metà campionato poco più di un mese fa era ultimo in classifica. Meditate gente, e fate il tifo.

Giancarlo Fabbri

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Con “Un’Idea” l’Appennino arriva fino a Bologna

68 Un'Idea

Città metropolitana

Già disponibile sul web, nel sito hemingwayeditore.wordpress.com, in questo torrido luglio 2017 è in distribuzione gratuita il notiziario mensile “Un’Idea di Appennino” in tutti i comuni a sud della via Emilia, compreso quello di Bologna, escludendo il Comprensorio imolese. Quello appena stampato è il numero 68 ma il secondo della nuova serie dopo il cambio di formato, ora in tabloid con stampa in rotativa, e l’inserimento nelle sue pagine di altre testate del gruppo Hemingway Editore: prima “Valli Reno Lavino Samoggia” poi “Valli Savena Idice”.

Per quanto riguarda i comuni del Distretto di San Lazzaro in questo numero sono collocati nelle prime pagine al contrario del numero di giugno. A cura di Sarah Buono nella pagina di Monghidoro in evidenza il pane del Forno Calzolari e la comunità di naturopati, fisioterapisti, infermieri e psicologi Armonia e Salute. In quella di Loiano il programma della Festa d’la Batdura, il teatro per i bimbi e le serate di astronomia. E in quella di Monterenzio i divieti di armi e bottiglie di vetro nella grande festa celtica, I Fuochi di Taranis, e l’avvio di una causa al Tar, contro il Comune, da parte di due famiglie riguardo a un piano urbanistico.

Il vostro cronista, che per i suoi pochi lettori segue i tre comuni più vicini alla via Emilia, su Pianoro scrive dell’avvio del servizio del prolungamento della linea 13 fino a Rastignano ma, e non se ne capisce il motivo, ancora con autobus e non con filobus elettrici nonostante la rete elettrica sia pronta da oltre un anno. Poi del Nodo con tempi che si allungano con ritardo del finanziamento col “Patto per Bologna”. Della riapertura della Bocciofila Pianorese nota per le sue crescentine, e del trasferimento del New Club Palafitness da Pianoro al Junior Club di via Serrabella a Rastignano. Nelle pagine di Ozzano l’arrivo dei migranti nella zona industriale di Quaderna-Tolara, già visitati dal sindaco di Ozzano Luca Lelli e dall’arcivescovo di Bologna Matteo Maria Zuppi, la storia dei 50 anni della Ghiaccioli Pinotto, e la ristrutturazione di alloggi Erp a Mercatale.

Su San Lazzaro la prossima apertura alla Cicogna del museo e galleria d’arte del Novecento, della Fondazione Cirulli, le problematiche banchine in strada fatte per l’ex Civis, e il successo della manifestazione sportiva Happy Hand aperta anche ai portatori di handicap. Poi del prossimo ritorno dei dinosauri accanto al Museo della Preistoria “Donini” e, infine, dell’avvio entro l’anno dei necessari lavori di ristrutturazione del ponte della via Emilia sul Savena al confine con Bologna.

A seguire, a cura di altri colleghi le cronache dai comuni di Casalecchio, Zola Predosa, Valsamoggia, Monte San Pietro, Sasso Marconi, Marzabotto, Grizzana, Vergato, San Benedetto Val di Sambro, Monzuno, Camugnano, Castiglione dei Pepoli, Alto Reno Terme, notizie dalla Regione e dalla Città metropolitana. Per contattare la redazione: 335-7777604; per la pubblicità: 339-4233609.

Come ricorda l’editore e direttore Bruno Di Bernardo se oggi le valli, i borghi e la natura dell’Appennino sono riconosciute forze trainanti per l’economia e mete di un nuovo turismo, è anche merito della stampa locale. Allargando la diffusione anche chi vive a Bologna potrà avere notizie sui comuni della montagna e, soprattutto, delle tante eccellenze produttive e commerciali del suo territorio.

Giancarlo Fabbri

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Livia non si arrende

Livia 01 Scagliarini

San Lazzaro (Bologna)

Conoscendo la mia passione per la storia locale, e per le storie vere di vita vissuta, un’amica di San Lazzaro mi ha dato da leggere “Non mi arrendo” di Livia Scagliarini dicendomi che mi sarebbe piaciuto. Si tratta di un libretto di ottanta pagine nemmeno tanto recente, edito nel 2016 dalla Europa Edizioni, di un’autrice che non conoscevo pur frequentando San Lazzaro, dove vive, da oltre vent’anni. Con piacere posso dire che si legge d’un fiato e che per molti anziani sarà come rivedere un film già vissuto girato, in gran parte, in bianco e nero.

“Non mi arrendo” è la storia di una vita, quella di Livia, spesso ferita da circostanze dolorose che invece di abbatterla le hanno dato stimolo e forza di dedicarsi a chi era, e a chi è, più sfortunato di lei. Vincendo i timori iniziali ha scritto di sé per partecipare a un concorso del periodico “LiberEtà” del sindacato pensionati Spi-Cgil. Fu attratta dal tema del 2011 “Per una vita di lavoro e di impegno sociale” che sentì suo. Non fu tra i sei finalisti, i cui testi furono pubblicati, ma non si diede per vinta facendone stampare 700 copie da una tipografia, per metterlo in vendita con parte dell’incasso devoluto all’onlus Anffas Bologna (Associazione famiglie disabili intellettivi o relazionali. Un testo che è piaciuto con Livia che ha poi inviato quel libro fatto in casa alla Europa Edizioni che l’ha edito per farlo conoscere al pubblico.

Livia è nata nel 1947 in una casa colonica, in quel di Molinella, dove la famiglia viveva, scrive, «in uno stanzone con camera e cucina divise circa a metà da un lenzuolo “a mo” di tenda, naturalmente senza bagno». «E fu una conquista ottenere dal Comune una casa nel centro del paese». Finite le scuole medie il suo sogno era di studiare Ragioneria ma, purtroppo, a Molinella allora non c’erano le superiori e per andare a studiare a Bologna ci volevano molti soldi. La prima esperienza lavorativa, non retribuita, fu per otto mesi nella segreteria della scuola media, una sorta di formazione lavoro, che gli permise di imparare a scrivere a macchina e gestire un archivio e in seguito, iscrivendosi a dei corsi, di diplomarsi in stenografia e dattilografia che gli permisero di essere assunta come impiegata in un magazzino.

A 17 anni il fidanzamento con Paolo, che ne aveva 18, il matrimonio, la nascita di Andrea nel 1971, e nel 1974 di Fabio che si ammalò a poco più di un anno di età e rimase per sempre menomato. Poi l’entrata come dipendente nel mondo cooperativo, la morte di Andrea in un incidente stradale nel 1996, la pensione nel 2000; infine l’impegno a tempo pieno nel volontariato. Messo così è il sunto di una vita normale che nel libro è un invito a non arrendersi mai perché «nei momenti più difficili della vita una via d’uscita la si trova sempre ed è importante non rinunciare mai a essere se stessi».

Giancarlo Fabbri

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“Antiche storie di libri e di vita” è l’ultimo libro di Zucchini

Zucchini 01 Gianluigi

Nelle scorse settimane un amico mi ha donato l’ultima opera di Gian Luigi Zucchini a titolo “Antiche storie di libri e di vita. Bologna, 1934-1955” edito dalla Pendragon di Bologna. Zucchini lo conosco da 26 anni come cofondatore e redattore del semestrale culturale “Savena Setta Sambro” di cui cura le pagine dedicate all’arte figurativa, e come poeta. Visto il periodo a cavallo della seconda guerra mondiale avrei omesso quel “antiche” dal titolo ritenendo più attinente, un “Storie di libri e di vita”. Questo è l’unico appunto che ritengo di fare a un libro che contiene una ben scritta storia di vita personale dell’autore.

Una storia travagliata che non conoscevo. Lo immaginavo di famiglia abbiente passato senza difficoltà dalle medie al liceo classico e infine all’Università. Studi effettuati anche se minati, e allungati nei tempi, da difficoltà economiche e da una lunga malattia, col libro che pare una manifestazione di amore e gratitudine verso zia Giorgina, che gli aveva sostenuto gli studi, sorella della madre Vittorina che lo lasciò orfano. Per il piccolo Gian Luigi, rimasto solo col padre calzolaio, la perdita della madre fu un trauma parzialmente mitigato dall’amore che gli donava la zia Giorgina assieme agli sproni a continuare gli studi.

Poi a rendergli ancora più difficile la vita ci si mise anche la guerra, i bombardamenti, lo sfollamento a Minerbio da parenti, la coabitazione con i tedeschi, e le prime deludenti esperienze lavorative. Un libro da leggere. Anzi che dovrebbero far leggere a quei giovani che vanno a scuola con abiti, zaini e accessori firmati che, vivendo negli agi, non riescono a credere alle storie vissute che gli raccontano i nonni. Gian Luigi bambino trovò in casa due o tre libri di sconosciuta provenienza ma l’amore per i libri e per la lettura, divenuta onnivora, giunse tardi. E mi piace qui lasciare a lui stesso la parola.

«Non è facile parlare di libri in un libro. Sembra che i libri siano cose a sé, invece ci lasciano sempre qualcosa. Certo dipende anche dai libri che si leggono. Però ho sempre trovato nei libri qualcosa che mi ha aiutato a reggere il peso, a volte insopportabile, di certe situazioni. E così, quasi per sdebitarmi, ho cominciato a scrivere, senza sapere che cosa: ricordi, impressioni, idee, fatti, turbamenti, angosce? Un po’ una cosa un po’ un’altra e pagina dopo pagina, è uscito un libro».

Gian Luigi Zucchini giornalista, critico d’arte, docente universitario ha alle spalle una lunga carriera accademica e giornalistica. Nemmeno ventenne inizia l’insegnamento nelle elementari, in città e in piccole località di montagna, continuando gli studi universitari, e già due anni dopo collabora col quotidiano “L’Avvenire d’Italia” che si stampava a Bologna. Dopo la laurea è docente universitario insegnando fino a qualche anno fa, conferenziere e collaboratore di quotidiani e periodici sparsi per l’Italia. Gian Luigi Zucchini è poi autore di una ventina di libri, su argomenti vari come la musica, le arti e i beni culturali. Ha poi pubblicato un romanzo e una biografia su Giovanni Pascoli.

Giancarlo Fabbri

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