Al museo la “Festa della Liberazione 2018”

Via Chiesa 02

Pianoro (Bologna)

Sabato 21 aprile alle 15.30 nell’ambito della “Festa della Liberazione” nella sala eventi del Museo di Arti e Mestieri “Pietro Lazzarini”, in via del Gualando 2 a Pianoro, si inaugura una mostra fotografica a titolo “Borghi di Pianoro, ieri e oggi”. Esposizione di foto scattate da Cecilia Biagini, Romano e Sara Colombazzi, e Andrea Vivarelli, che documentano come è cambiato il paesaggio naturale e urbano del territorio pianorese. La mostra sarà visitabile fino a domenica 6 maggio: dalle 15 alle 18 in aprile e dalle 16 alle 19 in maggio. A seguire, alle 17, la Compagnia teatrale del Corso metterà in scena un’esilarante commedia dialettale, giocata sull’equivoco, a titolo “Staran a vadder” della durata di un’ora e cinquanta minuti.

Sempre al Museo di Arti e Mestieri di Pianoro alle 16.30 di mercoledì 25 aprile ci sarà la proiezione del film “Vincere” di Marco Bellocchio con Giovanna Mezzogiorno. Filmato che nel 2010 è stato premiato con ben otto David di Donatello fra i quali anche quello per la migliore regia. Le vicende narrano del ricorso al manicomio da parte di Mussolini, duce del dittatoriale regime fascista, per liberarsi di chi era diventato troppo invadente e imbarazzante.

Per informazioni: 051.776927 (museo); 051.6529105 (municipio); info@museodiartiemestieri.it; www.museodiartiemestieri.it; www.facebook.com/museodiartiemestieri.

Giancarlo Fabbri

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I misteri della Croara e i miracoli della Madonna dei Boschi

ZZ Collage 01

San Lazzaro (Bologna)

Per centinaia di anni si è data per certa, e tramandata dagli storici locali, che l’origine del secentesco suggestivo oratorio della Madonna dei Boschi, alla Croara di San Lazzaro, sia dovuta al ringraziamento dei fedeli delle confinanti parrocchie di Santa Cecilia della Croara e dei Santi Pietro e Girolamo di Rastignano per essere scampati alla pestilenza del 1630. Un’epidemia, descritta da Alessandro Manzoni ne “I Promessi Sposi”, che solo a Bologna città fece quindicimila morti. Ma sembra sia tutta un’altra storia, anche questa miracolosa, che ha portato all’erezione nel XVII secolo della chiesetta e alla sua dedicazione alla Madonna dei Boschi, nella materna icona di Virgo Lactans, venerata dalle due parrocchie.

Infatti qualche mese fa ne “il Bollettino” periodico della parrocchia di Rastignano si racconta invece in modo anonimo tutta un’altra storia. «La devozione – si legge – ha invece origine dal prodigio ottenuto nel 1657 da Maria Casarini, riportato negli atti del notaio Carlo Monari relativi al contenzioso tra Antonio Cuppardi, affittuario del terreno, e don Benedetto Piovani, curato della parrocchia di Santa Cecilia della Croara, conservati nell’archivio della parrocchia stessa. Lungo la strada, che allora passava più in alto sulla collina, sorgeva un’edicola dedicata alla Madonna. Da tre anni impedita a camminare da gravi problemi, forse sciatica, la giovane Casarini aveva implorato un miglioramento, promettendo di andare in pellegrinaggio all’edicola. (…) Maria partì dalla sua casa la mattina presto, con due stampelle, e solo nel pomeriggio giunse alla meta; erano appena 800 metri ma per lei era stato un lungo viaggio, Dunque trovò alloggio per la notte nella casa chiamata il Castello, quella attraversata dall’attuale via Madonna dei Boschi, che distava un centinaio di metri. La mattina dopo la ragazzina stava incredibilmente meglio, tornò a visitare l’immagine della Madonna e ripartì aiutandosi con un piccolo bastone, dopodiché non ebbe mai più difficoltà a camminare. La cosa si seppe tra gli abitanti che cominciarono a visitare numerosi l’edicola, inducendo il Cuppardi a chiedere il permesso di costruire la cappella. Il parroco della Croara si oppose perché nel suo territorio sorgevano già tre chiese e cinque oratori, e le offerte dei fedeli sarebbero risultate ancor più frazionate. Ma il Cuppardi insistette fino a portare la cosa davanti all’arcivescovo Girolamo Boncompagni che alla fine dette il benestare, accreditando così la guarigione prodigiosa».

Quindi un’altra storia, sempre miracolosa, per questo gioiellino nascosto tra le roverelle, sul bordo della Dolina della Spipola, sorto su un affioramento gessoso di proprietà dei Maccaferri che passò poi ai Gualandi, e infine agli Artelli che lo donarono al Parco dei Gessi. Ente che ne consentì il restauro e una nuova inaugurazione avvenuta nel 2003. Ma in realtà la storia era già conosciuta, sin dal 1997, grazie alle ricerche della dottoressa Maria Grazia Bollini che poi consegnò i risultati, senza pubblicarli, a Soprintendenza, Parco del Gessi e Parrocchia. Un altro miracolo fu quello che in occasione di messe nere l’interno dell’oratorio fu imbrattato da scritte sataniste eccetto il dipinto della Madonna allattante. E di un altro ancora, sempre della Madonna dei Boschi, ne scriveremo in seguito.

Giancarlo Fabbri

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Con “Un’Idea” l’Appennino arriva fino in città

Testata 02 Notiziario

Città metropolitana di Bologna

In questo mese di aprile il notiziario mensile “Un’Idea di Appennino” nella versione cartacea è già stato distribuito gratuitamente in tutti i comuni a sud della via Emilia, compreso quello di Bologna, a eccezione del Comprensorio imolese. C’è già chi ha richiesto altre copie, essendo andato a ruba, ma chi non è riuscito a trovarlo ormai dovrebbe sapere che è disponibile, sempre gratuitamente, sul web nel sito hemingwayeditore.wordpress.com dove consultarlo o scaricarlo.

Come ricorda il suo editore e direttore Bruno Di Bernardo «oggi le valli, i borghi e la natura dell’Appennino bolognese sono ormai forze trainanti dell’economia e mete di un nuovo turismo ambientale e culturale grazie soprattutto alla stampa locale. E anche chi vive a Bologna, grazie soprattutto al mensile “Un’Idea di Appennino”, può avere notizie sui comuni della nostra bella montagna».

Del vostro cronista già in prima pagina, con proseguo in terza, c’è un pezzo sul Piano urbano per la Mobilità sostenibile (Pums) dove dà notizia della proposta di realizzare nella Città metropolitana bolognese ben quattro nuove linee di tram su rotaia; mentre a San Lazzaro sono vent’anni che attendono l’ex tram su gomma Tpgv, Teo, Civis e Crealis diventato poi il filobus Emilio. Il vostro reporter per il Distretto sanlazzarese segue i tre comuni più vicini alla via Emilia, su Pianoro ha riportato la cronaca delle esequie dell’industriale Massimo Marchesini fondatore della Marchesini Group azienda del packaging, poi dei passi da gigante compiuti dalla Tec.Mo. di Rastignano, prima ceduta agli americani poi riscattata, grazie al titolare Giorgio Bassi e ai due figli Federica e Filippo, infine ha raccontato la bella storia della Alimentari Pudioli che ha superato la boa dei cent’anni di attività.

Riguardo a Ozzano si rimarca la conferma di incentivi comunali per l’acquisto di veicoli elettrici e la trasformazione di quelli a benzina o gasolio a combustibili meno inquinanti, si racconta dell’attività di ricerca scientifica della Fondazione Iret contro l’Alzheimer, il Parkinson e le demenze senili, e anche del progetto di una quarta corsia e della complanare nord all’autostrada A14. Su San Lazzaro si racconta del bando per donne imprenditrici Nilde, della rassegna Paradiso Jazz all’Arci di San Lazzaro, della possibilità di trasformare anche i diesel in veicoli meno inquinanti aggiungendo impianti a metano o a gpl, e l’accorato appello dell’associazione Cid-Aics per il salvataggio delle biblioteche private sullo sport e sui viaggi costituite in anni di volontariato sotto sfratto e in cerca di nuove sedi. Per contattare la redazione: 335-7777604; per la pubblicità: 339-4233609.

Con le inserzioni pubblicitarie, indispensabili a mantenere in vita la stampa locale, artigiani, commercianti, imprenditori e ristoratori dell’Appennino hanno così occasione di farsi conoscere in un ambito territoriale più ampio fino a raggiungere il centro di Bologna. E il lettore di leggere di fatti e notizie del proprio territorio che molto spesso sono trascurate dalla stampa quotidiana provinciale o regionale.

Giancarlo Fabbri

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I misteri della Croara, delitti insoluti e altre disgrazie

Messa 01 Mariano Cologna

Cava Gionni: la messa da campo del 19 marzo 2011 a un anno dal ritrovamento del giovane Mariano Cologna

San Lazzaro (Bologna)

Quello della Croara a San Lazzaro è un vasto territorio di affioramenti selenitici, grandi caverne, inghiottitoi, doline e misteri. Quello che fece versare fiumi di inchiostro sulle pagine dei giornali, ricordato anche di recente da Gianni Leoni su “il Resto del Carlino”, è un delitto che non ha ancora il nome dell’assassino di Leonarda Polvani. Una disegnatrice di gioielli di 28 anni, ritrovata cadavere il 3 dicembre 1983, quattro giorni dopo la sua sparizione, all’interno della cava di gesso della Iecme-Ghelli che ha praticamente sventrato il colle della Croara. Una cava che fu teatro di messe nere e, purtroppo, di incidenti mortali come quelli del giovane Daniele Bianchi il primo maggio del 1993, nel corso di un “wargame”, e dello studente trentino Mariano Cologna scomparso il 25 gennaio 2010 e ritrovato morto dopo due mesi di intense ricerche. Entrambi precipitati dalle rocce gessose.

Sui misteri del “monte dei corvi” (il toponimo latino è Corvaria) ci sarebbe da scrivere un libro. Tanti poi i fraintendimenti relativi alla cava erroneamente chiamata grotta dal bravo Leoni e, purtroppo, da tanti altri. Dal soprannome Gionni dell’ultimo proprietario, Giovanni Saporito, l’antro artificiale scavato nella selenite cristallina – la roccia dalla quale dopo cottura e macinatura si ricavano gesso e scagliola – venne ribattezzato Grotta Gionni; ma è un’ex cava. Un’area che dopo il fermo delle devastanti attività estrattive, avvenuto nel 1976, era teatro di esercitazioni alpinistiche, speleologiche e simulazione di soccorso, da parte di vigili del fuoco, forze dell’ordine e speleologi prima dell’interdizione alla frequentazione del pubblico da parte del Parco regionale dei gessi per motivi di sicurezza. Infatti l’anfiteatro gessoso, che sovrasta la valle chiusa dell’Acquafredda, è scosceso, forato da anfratti naturali e artificiali; numerosi poi, lungo le rupi, i massi staccatisi dal monte. Il proprietario, Giovanni (Gionni) Saporito, già appassionato speleologo e fondatore del Corpo volontario di soccorso civile (Cvsc) non ha responsabilità sui fatti avvenuti.

L’area è chiusa ma chi va in cerca dell’avventura trova sempre un pertugio per insinuarsi all’interno. Un tempo non molto lontano però nell’ex cava ci furono svolte iniziative come il “Natale in grotta”, dal 1987 al 1994, con fiaccolata da piazza Bracci al presepe di cava Gionni e alla messa di mezzanotte alla vicina ex abbazia di Santa Cecilia della Croara. Poi si tennero mostre sui pipistrelli, sui gessi messiniani e sulle attività speleologiche del Cvsc. L’ultima fu nell’estate del 2004, con il progetto “Maquis” (Macchia), per il recupero ambientale della cava dove vivono tuttora numerose colonie di pipistrelli. Progetto estivo serale e notturno che prevedeva anche mostre, proiezioni di film, concerti di musica rock, etnica, eccetera, che fu poi abbandonato anche per le lamentele dei residenti che protestavano per i rumori eccessivi in area protetta. Infine fu vietata ogni frequentazione pubblica dell’ex cava Gionni per il rischio di crollo o di caduta dei massi gessosi soprastanti più instabili.

Giancarlo Fabbri

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Giochi di strada, domenica 15 aprile, al Museo di Arti e Mestieri

A Giochi 01 Strada

Pianoro (Bologna)

Domenica 15 aprile, dalle 15 alle 19 circa, al Museo di Arti e Mestieri “Pietro Lazzarini” di Pianoro, in via del Gualando 2, tornano “I giochi di strada” tradizionali che una volta davano spazio all’agonismo, alla fantasia e alla creatività di bambini e ragazzi. E anche in questa nuova occasione festosa tutti: bimbi, ragazzi, genitori e nonni (ovviamente di ambo i sessi) sono invitati a cimentarsi nei giochi di una volta con fionde, tirini, cerbottane, archi, fucili a elastico, o in altri di destrezza. I bambini potranno poi sfidare la fortuna cercando di colpire, bendati, la pentolaccia, mentre i più grandi si potranno divertire con gare di zacâgn (piastrelle di sasso), tiro alla fune e corsa nei sacchi. Attorno alle 19 ci saranno premi per i vincitori e una merenda per tutti.

L’evento, in quest’epoca di giochi tecnologici, elettronici e digitali, intende avvicinare i giovani a un mondo della cultura popolare fatto di giochi e giocattoli in cui i bambini ne erano spesso costruttori e, a volte, inventori con varianti di attrezzi già usati dai bimbi in epoche antiche. Infatti in passato, fino al boom economico, poche famiglie potevano permettersi di acquistare giocattoli per i propri bimbi. Da qui la necessità di doverseli costruire utilizzando materiali di recupero.

E qui cogliamo l’occasione di ricordare ancora una volta un ragazzo d’altri tempi che per tutta la vita ha creato, collezionato e insegnato a bambini e ragazzi a costruire i giochi di una volta, Armando Borelli. «Quando incontrai per la prima volta Borelli, e i suoi giocattoli, rimasi incantato. Ricordi d’infanzia sepolti nella memoria si materializzarono davanti ai miei occhi: il cerchio, il tirino, lo schioppetto, la fieba… e il volto di Armando Borelli mi parve noto, antico». Parole dello scrittore Adriano Simoncini, consulente scientifico del museo, come incipit alla presentazione del libro di Anna Busacchi: “Alla ricerca dei giochi perduti” (Cappelli, 1992) con illustrazioni di Massimo Borelli, figlio dell’indimenticato Armando che ha donato parte della sua collezione al museo pianorese. E in tema di libri sui giochi di strada citiamo: “Giocattoli creativi” di Roberto Papetti e Gianfranco Zavalloni, con illustrazioni di Vittorio Belli, edito dalla Macro Edizioni.

Per info: 051.776927; 051.6529105; info@museodiartiemestieri.it; www.museodiartiemestieri.it; facebook.com/museodiartiemestieri.

Giancarlo Fabbri

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Sabato a cena per sostenere i giovani di “Libera Terra”

Murales 06 Libera Terra

Nella foto il bel murales dipinto sulla parete ovest del supermercato Coop di Pianoro

Pianoro (Bologna)

Sabato 14 aprile il “Centro Feste” di Rastignano, in via Marzabotto 5 dietro alla Romaco, alle 20 ospita una cena di autofinanziamento per sostenere i ragazzi e i giovani che quest’estate passeranno le vacanze al lavoro nei campi, negli allevamenti, nelle fattorie e nei laboratori della cooperativa sociale onlus “Libera Terra” strappati dai tentacoli della criminalità organizzata. Piovre, come hanno anche dimostrato i processi in corso, che ormai non soltanto nel sud d’Italia hanno nome camorra, mafia, ndrangheta e sacra corona unita. Si tratta di un progetto cofinanziato dalla Regione Emilia-Romagna attraverso la legge regionale numero 4 del 2008.

Il menù offerto a 20 euro a persona comprende un antipasto fantasia, crespelle al radicchio, arrosti misti di maiale al forno, patate al forno e insalata, semifreddo all’ananas, acqua e vino. Per informazioni 051.6527754 (Servizio per le politiche giovanili); per le prenotazioni 328-0153670 (Paola), 339-8860608 (Anna).

Nell’occasione della cena ci sarà una lotteria, con in palio prodotti di Libera Terra, e presentazione di testimonianze di cittadini e operatori che hanno partecipato a campi di lavoro nelle cooperative nate su beni confiscati alle mafie. L’iniziativa a sostegno di Libera Terra è stata organizzata dal “Tavolo per la pace di Pianoro” con patrocinio del Comune di Pianoro e dell’Unione comunale Valli Savena Idice.

Giancarlo Fabbri

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Se la scala non serve perché non eliminarla?

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Pianoro (Bologna)

Sabato 24 marzo tante persone che hanno partecipato all’ultimo saluto a Massimo Marchesini, fondatore della Marchesini Group, debbono ringraziare la realizzazione della stazione ferroviaria Sfm di Musiano Pian di Macina e soprattutto del suo grande parcheggio. Parcheggio che in tale occasione ho ospitato ben più delle 160 autovetture previste dagli stalli, infatti sono stati utilizzati tutti gli spazi disponibili lungo le rampe e nei piazzali. Altrimenti alcuni sarebbero stati costretti a parcheggiare a chilometri di distanza vista la marea di persone giunte a rendere onore a una grande persona pianorese d’adozione.

La stazione e il suo parcheggio, unito anche al Palazzetto dello Sport grazie a un collegamento pedonale che scavalca via Casalini, è entrata in servizio il 13 e inaugurata il successivo 19 dicembre del 2009.

In pratica nei giorni feriali anche a Musiano Pian di Macina, dopo Pianoro (stazione storica) e Rastignano (inaugurata nel 2004), si fermano circa 25 convogli in direzione Prato e quasi altrettanti verso Bologna. Nei festivi non essendoci utilizzo da parte dei pendolari le corse sono più ridotte. Inoltre la fermata Sfm di Pian di Macina è dotata di panchine, pensiline, scale, ascensori e dell’ampio parcheggio di interscambio comodo anche per il camposanto e per l’antica chiesa parrocchiale di San Bartolomeo ex abbazia benedettina cistercense.

Ma c’è una scala di collegamento tra il parcheggio e la sovrastante via San Bartolomeo, nei pressi della chiesa che lascia perplessi perché sia a monte che a valle è sbarrata da grossi tubi metallici. E sono soltanto i gradini rotti, o staccati, che fanno capire che la scala non era nata come attrezzo per esibizioni di parkour freestyle. Il parkour è una disciplina sportiva metropolitana, nata in Francia con sfide tra ragazzi, in cui si superano diversi ostacoli naturali, urbani o artificiali.

Sono passati otto anni dalla realizzazione della stazione e dei relativi  parcheggi e anche la scala è chiusa da parecchi anni ma non si capisce il perché. C’è chi dice che è in una proprietà privata con il legittimo proprietario che non ha intenzione di spendere per le riparazioni e di essere responsabile di eventuali incidenti o infortuni. C’è chi dice che è pubblica perché realizzata con finanziamenti pubblici. In ogni caso così com’è non è utilizzabile, rappresenta poi una situazione di rischio anche se sbarrata. E’ mai possibile che pubblico e privato non riescano a giungere a un’intesa e infine demolire quel manufatto eliminando così una possibile causa di incidenti, e un insulto al decoro dell’area, riportando alla natura la sponda erbosa del versante. Meditate ragazzi, se vogliamo una Pianoro più bella dobbiamo iniziare a pretenderla.

Giancarlo Fabbri

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