Domenica il “Palazzo della cultura” sarà dedicato a Tonino Pirini

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Ozzano (Bologna)

Alle 9.30 di domenica 25 giugno il “Palazzo della cultura” di piazza Allende 18 a Ozzano – che contiene la Biblioteca adulti, la Biblioteca ragazzi, la sala “Città di Claterna”, la sala “Giorgio Grandi”, la mostra “Museo Città romana di Claterna”, e sedi di associazioni culturali – sarà dedicato a Tonino Pirini. La cerimonia si terrà in sala “Città di Claterna” con interventi di Ermenegildo Bugni segretario provinciale Anpi, degli ex parlamentari Franco Chiusoli e Mauro Olivi, del presidente della Banca di Bologna Enzo Mengoli, del sindaco Luca Lelli, dell’ex sindaco Mario Teodoro e del pronipote Mauro Pirini.

Al termine dei discorsi sarà proiettata una sintesi dell’ultima video intervista a Tonino, poi la scopertura della targa che dedica il centro culturale di Ozzano a Pirini, infine la conclusione della cerimonia commemorativa con un aperitivo. Nello stesso edificio dalle 8.30 alle 9.30, e dalle 16.30 alle 18.30, sarà possibile visitare una mostra che espone documenti storici, fotografie e onorificenza di Tonino Pirini.

«E’ importante che le scolaresche partecipino alle celebrazioni del 25 aprile nel ricordo della lotta di resistenza e della liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Ci fa sperare che nel futuro la resistenza riviva nelle nuove generazioni». Parole di Pirini che raccolsi nel 2007 per una rivista ozzanese. Una sorta di testamento spirituale del sottotenente partigiano “Leone” che ha superato il fronte della vita lo scorso 26 giugno dell’anno scorso a 96 anni di età. Un Pirini sempre elegante, rispettoso degli altri ma orgoglioso del suo passato e delle sue idee, era un gentiluomo d’altri tempi. Un personaggio che ha fatto la storia di Ozzano anche se nato a Castel San Pietro l’11 gennaio 1920.

Nel 1937 si trasferì a Ozzano dove fu chiamato alle armi e inviato a L’Aquila e a Chieti dov’era l’8 settembre 1943. Come altri si tolse la divisa e tornò a casa, sfuggendo ai tedeschi, per unirsi al battaglione “Pasquali” della IV brigata “Venturoli Garibaldi” con il nome di battaglia “Leone” raggiungendo poi il grado di sottotenente. Dopo la liberazione fece parte del Comitato di liberazione nazionale (Cln), organizzò la sezione del Pci ozzanese, fu eletto segretario dell’Anpi e amministratore della Cooperativa di consumo del popolo.

Tonino Pirini è stato salutato davanti a quel municipio che per anni fu la sua seconda casa; consigliere comunale dal 1951, sindaco dal 1955 al 1958 fu destituito dalla carica di sindaco, dal prefetto di Bologna, dopo aver subito una condanna per aver espresso solidarietà ai lavoratori che si erano opposti allo sfratto forzato dei sindacati e dei partiti di sinistra dalla Casa del popolo (ex Casa del fascio) di Ozzano. Negli anni seguenti fino alla rielezione a sindaco, in carica dal 1965 al 1976 poi assessore dal 1976 al 1982, Pirini fu sindacalista nella Cgil, socio fondatore della Cassa rurale e artigiana di Ozzano (oggi Banca di Bologna) di cui fu presidente per dieci anni. Come sindaco rieletto nel 1965 aveva impostato il primo Piano regolatore, realizzato scuole e servizi, avviato l’industrializzazione del territorio. A 90 anni di età, e anche oltre, era nel direttivo locale Spi-Cgil, nella Commissione per la cultura, revisore dei conti del Centro anziani, presidente dei garanti Pd, presidente dell’Anpi e della Commissione per le celebrazioni civili. Nel 2004 fu insignito, assieme a Marco Vacchi (Ima), del premio “Torre d’oro”, dal sindaco Valter Conti; e nel 2010 del titolo di Cavaliere della Repubblica dal presidente Giorgio Napolitano.

Mi piace pensare, come faceva fino a qualche anno fa, che Tonino ci abbia lasciato pedalando senza fretta in sella alla nera lucida Bianchi, classica con i freni a bacchetta, come un gentiluomo d’altri tempi.

Giancarlo Fabbri

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Nodo di Rastignano, alla Festa dell’Unità, con Donini e Monesi

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L’assemblea del marzo scorso con Donini, Monesi, Minghetti e i sindaci della Val di Savena

Pianoro (Bologna)

Dopo l’assemblea pubblica, svoltasi il 14 marzo nell’aula magna delle scuole medie, alle 20.45 del 23 giugno alla festa dell’Unità di Carteria torna un’occasione per fare il punto sul “Nodo di Rastignano” e non soltanto. Si tratta di un incontro pubblico con l’assessore regionale alle infrastrutture e alla programmazione territoriale Raffaele Donini, col consigliere delegato della Città metropolitana Marco Monesi, e con il sindaco di Pianoro Gabriele Minghetti, su temi come: “Trasporto pubblico, infrastrutture e pianificazione urbanistica”. Con la speranza di ricevere notizie certe sui 110 milioni di investimenti che aveva promesso oltre un anno fa il governo Renzi, poi confermato dal governo Gentiloni per voce del ministro alla Coesione territoriale Claudio De Vincenti, per il cosiddetto “Patto territoriale per Bologna”. Finanziamento che comprende 30 milioni di euro, spendibili subito, da destinare alla realizzazione del secondo lotto del Nodo di Rastignano.

Trenta milioni di euro per un’opera che dalla rotatoria del Trappolone in territorio di San Lazzaro, purtroppo ancora da realizzare, con un lungo viadotto scavalcherà la ferrovia “Direttissima” Bologna-Prato, la via Andrea Costa (Sp 65 “della Futa”) e il torrente Savena per poi congiungersi alla strada di Fondovalle Savena (via De Gasperi) e alle vie Torriane e del Paleotto. Opera stradale che a oltre quarant’anni dai primi progetti dovrà finalmente allontanare il traffico dal centro di Rastignano bay-passando la strozzatura viaria esistente dal ponte del Paleotto al ponte di San Ruffillo. Anche pochi giorni fa, con un’altra rottura di acquedotto al ponte Savena di San Ruffillo, che ha formato file chilometriche, si è avuta la dimostrazione che la nuova viabilità è assolutamente indispensabile per la vallata e per la sua economia.

A detta di tutti, soprattutto dei residenti di Rastignano, occorre infatti ridurre il più possibile il tempo intercorrente tra il completamento del primo stralcio in realizzazione (alla rotatoria Mafalda di Savoia di via Corelli alla rotonda del Trappolone), oggi previsto entro il 2018 con un anno di ritardo, e l’avvio del secondo. Infatti il primo stralcio toglierà senza dubbio traffico dalle bolognesi vie Toscana, del Pozzo, Filippini, Ponchielli e Foscherara ma non certamente dal cuore di Rastignano sia esso a est o a ovest della vecchia linea ferroviaria.

Mi piace ricordare che anni fa si fecero manifestazioni in strada dalla Pedagna, al confine con i comuni di Bologna e San Lazzaro, fino alla chiesa di Rastignano. Iniziative di popolo organizzate dal consiglio di frazione di Rastignano con in testa, alleati, due avversari politici come Alberto Monti (Pci) e Paolo Bagnoli (Dc). Oggi, invece, c’è quasi un clima di rassegnazione da parte di cittadini che sono forse diventati un po’ troppo individualisti, inerti e silenti nei confronti delle istituzioni.

Giancarlo Fabbri

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Già in edicola la natura, la storia e le storie delle valli bolognesi

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Da sinistra la copertina del 52, Adriano Simoncini e Daniele Ravaglia

Appennino bolognese

Con una gran festa al Chalet di Val Serena, in quel di San Benedetto Val di Sambro, lo scorso 11 giugno è stato presentato il 52° numero del semestrale di storia, cultura e ambiente “Savena Setta Sambro” edito da Minerva per conto dell’omonimo Gruppo di studi storici con sede a Monzuno. A rimarcare l’importanza dell’evento la presenza di amministratori locali dell’Appennino e di personalità della cultura.

Un numero 52, appunto stampato e distribuito a Bologna dalla casa editrice Minerva, che è già disponibile anche nelle edicole dei sei comuni interessati dal Gruppo di studi: Castiglione dei Pepoli, Grizzana Morandi, Loiano, Monghidoro, Monzuno, Pianoro, San Benedetto Val di Sambro e Sasso Marconi. Il suo sottotitolo: “Rivista semestrale di storia, cultura e ambiente” evidenzia i suoi indirizzi di documentazione, raccolta e divulgazione su quanto riguarda la ricerca storica, geofisica, naturalistica, culturale e artistica della montagna.

Un “libro di conservazione e tutela della memoria locale”, che ha come condirettori il presidente del Gruppo di studi Daniele Ravaglia, direttore generale di Emilbanca, e lo scrittore Adriano Simoncini dove i 36 articoli che lo compongono formano, con i volumetti precedenti, una sorta di enciclopedia storica del territorio locale. Il volume in brossura, sobrio ed elegante come si addice a questa rivista che da 26 anni colma un precedente vuoto culturale sentito sia dagli studiosi della montagna bolognese, che dai tanti appassionati di storia locale.

Grazie a questa rivista è possibile approfondire lo studio del tessuto antropologico e naturalistico di questo territorio ricco di testimonianze storiche. E raccogliere l’intera collana, ma non tutti gli arretrati sono disponibili, è come avere nella propria biblioteca, o in quella della scuola un patrimonio culturale e storico che cresce ogni anno. La rivista in questo numero è di 224 pagine con interventi, articoli e saggi brevi accompagnati da immagini, quasi tutte inedite, con un vasto ventaglio di argomenti per poter accontentare ogni persona che ami questi luoghi. Per informazioni, abbonamenti e arretrati consultare il sito web del gruppo di studi: www.savenasettasambro.com o inviare una e-mail all’indirizzo: redazione@savenasettasambro.com.

Giancarlo Fabbri

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“Un’Idea di Appennino” arriva fino a Bologna

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Città metropolitana  di Bologna

Da questo mese di giugno 2017 il notiziario mensile “Un’Idea di Appennino” sarà distribuito gratuitamente in tutti i comuni bolognesi a sud della via Emilia, compreso quello di Bologna, a eccezione del Comprensorio imolese. Come ricorda il suo editore e direttore Bruno Di Bernardo nell’editoriale in prima pagina, al momento in stampa ma che già adesso è disponibile, sempre gratuitamente, sul web nel sito hemingwayeditore.wordpress.com, «sono passati sette anni da quando “Un’Idea di Appennino” cominciò a interessarsi della montagna bolognese. Se oggi le valli, i borghi e la natura dell’Appennino non sono più considerati solo come terre di attraversamento, ma come forze trainanti per l’economia e mete di un nuovo turismo, è anche merito della stampa locale. Ma è anche necessario – precisa il direttore – esercitare il nostro ruolo con più attenzione e responsabilità. Il successo della testata, inizialmente rivolta ai comuni della fascia alta appenninica, favorì poi la nascita di altre testate del gruppo: “Valli Savena Idice” prima, poi “Valli Reno Lavino Samoggia”, che sono state infine assorbite nella testata madre. E’ poi stato aumentato il formato, un tabloid ora più leggibile, e la diffusione, che coprirà anche Bologna. Così anche chi vive a Bologna potrà avere notizie sui comuni della montagna, e capire che in fin dei conti è messo peggio dei montanari, molto peggio. Faccio questo notiziario da sette anni – conclude Di Bernardo – e ancora mi diverto molto a farlo».

Per quanto riguarda i comuni del Distretto di San Lazzaro nella pagina di Monghidoro in evidenza la festa di Pompieropoli che vi si terrà il 17 giugno e la lotteria di beneficenza a favore dei pompieri volontari del Distaccamento monghidorese che compie vent’anni di attività. In quella di Loiano si parla degli Amici del Cinema Vittoria in corsa per aggiudicarsi uno dei premi messi in palio dalla Renner; e del giovane pugile loianese, Emanuele Venturelli, che si è aggiudicato il titolo di campione italiano nella categoria dei pesi massimi. E infine in quella di Monterenzio l’annuncio e il programma della grande festa celtica.

Del vostro cronista, che segue i tre comuni più vicini alla via Emilia, su Pianoro scrive del Mezzo Nodo di Rastignano che ora non ha più l’alibi delle bombe per giustificare i ritardi, del filmato realizzato dal Museo pianorese di Arti e Mestieri sull’artigianato della cesteria, e della festa dei piccoli musei che comprende quelli di Livergnano sulla Linea Gotica e quello geologico di Tazzola al Monte delle Formiche. Su Ozzano la ripartenza del Poc, la festa della Pubblica assistenza e il ricordo di Graziano Bandini presidente del Gruppo alpini Ana. Infine su San Lazzaro le premiazioni dei campioni della bocciofila Arci, le poco attraenti protezioni agli alberi di via Canova e il Medialab di Idice che sarà inaugurato il prossimo 21 giugno. Per contattare la redazione: 335-7777604; per la pubblicità: 339-4233609.

Giancarlo Fabbri

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Diciotto campanili suonano insieme per la Festa della Repubblica

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Don Orfeo Facchini e la sua ultima opera di storico del territorio

Valle del Savena (Bologna)

Alle 11 in punto di venerdì 2 giugno, nel giorno della Festa della Repubblica, le campane di diciotto campanili dell’alta valle di Savena eseguiranno, all’unisono “Le 36 dell’Annunziata”. Una tradizionale suonata alla bolognese molto nota, e di grande effetto, che si spanderà per tutta la valle per un momento di magia e di grande suggestione.

Ne dà notizia l’amico Filippo Benni, direttore del periodico trimestrale “Nelle Valli Bolognesi”, riferendoci che «un evento simile, con tale modo di suonare le campane, si era verificato per la prima volta nel 1530 durante l’incoronazione dell’imperatore Carlo V in San Petronio a Bologna. Con lo stile “alla Bolognese” codificato verso la fine del sedicesimo secolo, e mai abbandonato, che riscosse un successo tale che in pochi anni tutti i campanili di città e provincia furono adattati per permettere ai campanari di suonare con quel metodo innovativo».

Si tratta di un evento di grande suggestione, per il nostro Appennino bolognese, organizzato dalla Pro Loco di Loiano in collaborazione con le associazioni “Unione Campanari bolognesi”, di Bologna, e “Marlin” di Monghidoro, con il supporto di Emil Banca e la collaborazione dei sindaci e dei parroci dei comuni della vallata. Il concerto coinvolgerà le campane e i campanili delle chiese di Anconella, Bibulano, Castel dell’Alpi, Cedrecchia, Fradusto, Loiano, Madonna dei Fornelli, Monghidoro, Roncastaldo, Sant’Andrea, Scascoli, Stiolo, Trasasso, Valgattara, Vergiano di Monzuno, Villa di Cedrecchia e Zaccanesca. In preparazione del concertone d’insieme la manifestazione inizierà alle 9.30 con i gruppi campanari in arrivo da tutta la provincia, un’ottantina di suonatori, che si raduneranno e inizieranno a eseguire sonate libere per scaldarsi i muscoli.

L’evento mi dà quindi modo di ricordare a chi legge che nel marzo scorso è uscito il corposo libro di don Orfeo Facchini, sacerdote con la passione per la storia locale, “Lungo il Savena … di chiesa in chiesa”. Un volume di 648 pagine che racconta la storia delle piccole chiese dell’alta valle del Savena coinvolte nel concertone campanaro. Libro, presentato a Bologna, in San Domenico, con l’arcivescovo Matteo Maria Zuppi, lo storico Mario Fanti e Daniele Ravaglia presidente del Gruppo di studi, dove il testo contende lo spazio alle tante foto, edito dal Gruppo di studi storici Savena Setta e Sambro che da 26 anni pubblica libri sulla storia del territorio e la rivista semestrale “Savena Setta Sambro”. Se poi non trovate il volume in libreria rivolgetevi direttamente all’autore: 051.744026; orfeof47@gmail.com.

Giancarlo Fabbri

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Secondo round all’Arci per la “Sagra della Lasagna”

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San Lazzaro (Bologna)

La maratona gastronomica “Sagra della Lasagna” torna il 2, 3 e 4 giugno, per un secondo giro nella “Sala 77” del circolo ricreativo e culturale Arci di via Bellaria 7 a San Lazzaro. Una sagra casereccia nata molti anni fa per riproporre, a prezzi popolari, la nostra cucina bolognese. Sabato 3 giugno la cucina della sagra apre alle 19 mentre il 2 e 4 giugno anche alle 12 con la possibilità di asporto negli orari di apertura; per info e prenotazioni telefonare al 051.6279931.

Il menù prevede per i primi piatti lasagne alla bolognese, ai carciofi o goccia d’oro, tagliatelle al ragù, tortelloni al prosciutto con ripieno ai funghi porcini e bis di primi. Per i secondi castrato, fiorentina o salsiccia ai ferri, quaglie al forno, scamorza al forno con salsiccia e noci, friggione, crema fritta, crescentine, gran fritto bolognese, tagliere del buongustaio e vari contorni. Bevande e vini scelti.

Si tratta di un’iniziativa che, come le altre sagre gastronomiche dell’Arci di San Lazzaro, uno dei più grandi d’Italia con oltre seimina soci, vede l’impegno di tanti volontari. Tra sfogline, chef, aiutanti di cucina e addetti in sala sono in più di cento a preparare e servire migliaia di coperti per sostenere i gruppi sportivi dilettantistici o amatoriali che hanno sede in questo attivissimo circolo sanlazzarese. Dopo le lasagne della nonna si tornerà poi a tavola dal 22 settembre all’1 ottobre con il tanto imitato “Festival del pesce di mare”.

Giancarlo Fabbri

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“Un’Idea di Appennino” si mangia anche “Valli Savena Idice”

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Città metropolitana bolognese

Come anticipato sul numero di maggio di “Un’Idea di Appennino”, mensile edito dalla Hemingway Editore di Bruno Di Bernardo, distribuito nel territorio delle valli di Sambro, Setta, Reno Lavino e Samoggia la testata si ingrandisce. Dopo aver assorbito in sé la giovanissima testata “Valli Reno Lavino e Samoggia”, della stessa casa editrice, dal prossimo giugno assorbirà in sé anche il notiziario “Valli Savena Idice” distribuito nei comuni del Distretto sanlazzarese: Loiano, Monghidoro, Monterenzio, Ozzano, Pianoro e San Lazzaro.

Infatti l’aver ampliato la diffusione, e anche l’interesse giornalistico, su un’area più vasta dell’alto arco appenninico, aggiungendoci le valli di Reno, Lavino e Samoggia ha visto aumentare l’interesse di lettori e, soprattutto degli inserzionisti, che ne consentono la distribuzione del tutto gratuita, verso “Un’Idea di Appennino”. Con l’ulteriore fusione la vecchia testata, per modo di dire, andrà a coprire  un territorio pari a oltre un quarto della Città metropolitana bolognese; un’area vasta che va dalla via Emilia al confine toscano e dall’imolese al modenese. E si spera di ripetere il successo della prima fusione aumentando anche il numero delle copie diffuse grazie alla stampa in rotativa.

Le motivazioni nell’editoriale pubblicato in prima pagina sul numero di maggio dall’editore e direttore, il giornalista Bruno di Bernardo: «Sono passati sette anni da quando “Un’Idea di Appennino” diede voce alla montagna bolognese. Dal 2010 abbiamo dato conto di politica, economia e aspettative di territori molto cambiati negli ultimi trent’anni. Se oggi le valli, i borghi e la natura dell’Appennino non sono più considerati solo come una riserva indiana, o come terre di attraversamento, ma anche come forze trainanti per l’economia, e come mete di un turismo sempre più sostenibile, serve esercitare il nostro ruolo con più responsabilità. Per svolgere sempre meglio il nostro compito, al servizio dei lettori e degli inserzionisti – riferisce Di Bernardo –, dal prossimo giugno abbiamo deciso di coprire, con un unico notiziario, tutta la montagna a sud della via Emilia, escludendo il Comprensorio imolese, offrendo notizie su diciotto comuni più Bologna. Sempre dal prossimo giugno aumenteremo anche il formato (un tabloid come “la Repubblica”, ndr), che sarà più leggibile, e la diffusione che comprenderà Bologna. Crediamo che l’Appennino abbia bisogno di Bologna quanto Bologna ha bisogno dell’Appennino. Ringraziamo già ora quanti, lettori e realtà economiche – dichiara l’editore –, vorranno continuare a seguirci in questa nuova sfida, che affronteremo con rinnovata passione e desiderio di migliorare».

Per informazioni: hemingway.editore@gmail.com; per la redazione: 392-4431264; per la pubblicità: Piergiorgio Bonafè, 339-4233609.

Giancarlo Fabbri

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