A Monghidoro e a Monterenzio la mostra dedicata a Fantini

fantini

Appennino bolognese 

Dopo essere stata esposta a San Lazzaro, a Pianoro, a Settefonti di Ozzano, e a Loiano la mostra itinerante “Ricercaro appenninico” dedicata alla figura di Luigi Fantini, promossa dal Distretto culturale di San Lazzaro, ora è presente a Monghidoro, fino al 7 settembre, nella sala conferenze del municipio in piazza Matteotti. La mostra è visitabile nei consueti orari di apertura del palazzo municipale.
Dal 13 settembre al 12 ottobre l’esposizione sarà poi riallestita a Monterenzio nel piccolo ma importante museo archeologico “Luigi Fantini” dedicato proprio a questo grande personaggio autodidatta esploratore del nostro territorio che fu fotografo, speleologo, paletnologo, ricercatore impegnato in varie discipline naturalistiche, storiche e preistoriche dell’Appennino bolognese. Studioso dilettante, denigrato dalla scienza ufficiale, descritto dalla gente come “al mat di sas”, infine rivalutato, fu un grande divulgatore culturale pubblicando libri su vari argomenti e anche tanti articoli per la prestigiosa “Strenna Storica Bolognese”. La mostra concluderà poi il suo tour itinerante di nuovo a Ozzano ma nella sala Città di Claterna, di piazza Allende 18, nel capoluogo dal 18 ottobre al 16 novembre. Ma, proprio per la sua importanza, è anche probabile che dal 2015 possa riprendere il suo viaggio anche in altri comuni della provincia bolognese.
La mostra consiste in una serie di pannelli illustrativi delle tante attività svolte dal Fantini, di vetrine con alcuni reperti e suoi attrezzi, proiezioni di documentari sulla sua vita e sulle sue tante ricerche su un territorio che va praticamente dalla via Emilia al confine toscano.
Un giusto e doveroso riconoscimento a Luigi Fantini (1895-1978) una persona che amava la terra dove viveva, sopra e sotto, i monti, le valli e i torrenti, la sua natura e la sua storia concludendo le sue missive con un: «Piacerebbe firmarmi: Luigi Fantini. Ricercaro Appenninico».
Grande speleologo, fondatore del Gruppo Speleologico Bolognese (Gsb) nel 1932, radunò attorno a sé altri ardimentosi esploratori delle buie viscere della terra giungendo alla scoperta e all’esplorazione di numerose cavità carsiche tra gli affioramenti gessosi della Croara e del Farneto. Individuando personalmente alcuni siti che conservavano le tracce di una presenza umana preistorica. Esplorazione e ricerche che hanno infine portato a tutelare tali cavità, e l’ambiente circostante, e a portare alla costituzione del Parco regionale dei Gessi bolognesi.

Giancarlo Fabbri

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Giornalista freelance
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