Paleotto; già “Possessione delli Paleotti”

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Mappa dal bel libro di Orfeo Facchini e Imelde Bentivogli: “Andar per Chiese e Castelli”

Bologna-Pianoro-San Lazzaro

“Il giallo di Croce sotto le due torri” è il titolo di una recensione del libro “Il malo sogno”, di Lina Danielli, pubblicata su “il Resto del Carlino” del 18 febbraio scorso dal sindaco di San Lazzaro, Marco Macciantelli, nella sua settimanale rubrica “Oltre le mura”. Una colonna dove il sindaco, con la passione dello scrivere, alterna interessanti argomenti di cronaca culturale, e di storia bolognese, che portano, o riportano, l’attenzione su personaggi di oggi e di ieri che meritano di essere conosciuti o, comunque, di non essere dimenticati.
Nel breve saggio già citato, Macciantelli ricorda che la Madonna di San Luca fu «incoronata dall’arcivescovo Paleotti, nel 1603». Vista la data l’alto prelato in questione fu monsignor Alfonso Paleotti (1531-1610) che fu l’unico arcivescovo, di Bologna, a non essere stato insignito della Sacra Porpora. Ma non fu l’unico Paleotti arcivescovo.
Monsignor Alfonso Paleotti, che assunse la guida dell’Archidiocesi bolognese il 27 luglio 1597, fu infatti il successore del cugino cardinale Gabriele Paleotti (1522-1597) che fu il primo arcivescovo di Bologna. La città di San Petronio fu insignita del titolo di Archidiocesi e di Chiesa Metropolitana con Bolla di papa Gregorio XIII del 10 dicembre 1582. E a Bologna furono soggette, Diocesi Suffraganee, Crema, Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Imola e Cervia.
Per inciso papa Gregorio XIII, Ugo Buoncompagni (1502-1585), più noto per la riforma del calendario, oggi in uso detto “gregoriano”, era discendente di una famiglia originaria di Pizzocalvo di San Lazzaro arricchitasi nel commercio e nel prestare denaro. E la costruzione della storica “Villa Cicogna” di San Lazzaro, su progetto del Vignola, è attribuita la figlio del papa, legittimato, Giacomo Buoncompagni.
Tornando ai Paleotti questa fu potente famiglia senatoria bolognese con origini medievali che si intrecciano con l’antico mulino, in sinistra Savena nei pressi di Rastignano, censito nel ‘700 nel “Comune (parrocchia, nda) di Jola”. Disegni secenteschi del perito Francesco Martinelli mostrano accanto al mulino alcuni edifici, tra i quali un’osteria, la Pedagna, per i ristoro e il riposo dei viandanti. Molino, così come il ponte sul Savena, ancora oggi ricordato col nome “del Paleotto” e, dietro a questo, un grande podere con colonica e altri edifici rurali, fino agli anni ’60 chiamato “Possessione delli Paleotti” oggi è il grande parco pubblico del Paleotto nel Comune di Bologna.
Una famiglia divenuta ricchissima con la produzione di coperte in panno, dette paleotte da cui presero poi nome. Una storia che risale al medioevo che ebbe il suo culmine nel XVI e XVII secolo che si concluse nel 1766 col lascito dei loro eredi, i Bentivogli-Magnani, dei possedimenti citati all’Opera Pia Ospedale degli Abbandonati.
Una storia tutta bolognese che corre il rischio di essere corrotta, e confusa, con l’attribuzione del nome “Paleotto” a un residence, frutto di una sfortunata iniziativa immobiliare, sull’altro versante del Savena a cavallo tra i comuni di San Lazzaro e Pianoro. Nome che, e non si capisce poi il perché, l’amministrazione comunale di San Lazzaro sta attribuendo all’intera località il cui nome storico è Trappolone. Il Paleotto sanlazzarese è infatti un falso storico e toponomastico; un po’ come chiamare Lizzano in Belvedere anche la vicina Vidiciatico.

Giancarlo Fabbri

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Giornalista freelance
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