Eros Mariani: creatore di sogni e di chimere

Mariani 13 Scultura

Castel San Pietro (Bologna)

“Metafore” è il titolo di una nuova esposizione di sculture di Eros Mariani che sarà inaugurata, alle 10.30 di sabato 2 settembre, nella spaziosa, luminosa e centrale sede dell’associazione di volontariato Pubblica Assistenza Pao.Lina onlus in via Cavour 44 a Castel San Pietro Terme. Mostra a ingresso libero con patrocinio comunale, che si concluderà la sera del giorno successivo, aperta al pubblico il sabato e la domenica dalle ore 10 alle 12 e dalle 16 alle 20.

Eros Mariani è il tradizionale artista più conosciuto, e apprezzato, in ambito europeo che nella regione dove vive e lavora creando, come divinità generatrice di un ancestrale passato, con lampi e scintille, le sue inquietanti figure enigmatiche come idoli esoterici di sconosciute civiltà. Donne farfalle o cigno, chimeriche unioni di uomini, donne e animali, androgini sfingi o ermafroditi dalla carica erotica. Eros, appunto, che crea queste figure plasmando il ferro che perde la sua freddezza con la sinuosità delle forme, e con bronzei colori, che hanno riscosso successo soprattutto nei paesi del Nord Europa.

Eros Mariani è nativo di Ravenna ma, raggiunta l’età della pensione, si trasferì a Mercatale di Ozzano nella Valle dell’Idice dedicandosi interamente all’arte, alla scultura, creando le sue opere in un casolare trasformato in antro vulcanico. Da anni l’artista si è infine trasferito, da Mercatale a Osteria Grande di Castel San Pietro, dove ora ha a disposizione una moderna e attrezzata officina dove prendono forma le ieratiche e affascinanti figure con stile personale inconfondibile.

Le prime mostre all’inizio degli anni ’80, a Bologna, diedero il via a una serie di esposizioni personali e collettive in molte città italiane e all’estero: Spagna, Svizzera, Portogallo, molte volte in Francia. Ma è in Austria, con le sue prime mostre nel 2000 in varie città, poi in Germania, che trova un incondizionato apprezzamento alla sua arte che espone in permanenza. Soprattutto grazie al sostegno, e impegno, della attiva manager culturale Agneta Kreischer nel far conoscere, e apprezzare, le opere di Mariani nei Paesi di lingua tedesca. Da vedere.

Giancarlo Fabbri

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Quando la poesia è, anche, il rifugio dell’anima

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Bologna

«I ś dan drî par cà/di ragazû cén, stréll/che i un fân stêr bän./Fén quand di dura al zûg/mé a sån al sô rifûg» (Si rincorrono per casa/piccole vite, strilli/che mi fanno stare bene./Fino a quando dura il gioco/io sono il loro rifugio). Questi i versi finali della poesia “Rifûg’” (Rifugio) che dà anche il titolo, “Al rifûg”’ (Il rifugio), alla raccolta di poesie in dialetto bolognese, con traduzione a fronte, dato alle stampe da Elio Manini per i tipi della Pendragon di Bologna. Volumetto con una settantina di testi in dialetto, e in italiano, con prefazione di Luigi Lepri (Gigén Lîvra; poeta, scrittore, conduttore radiofonico e tra i più noti cultori e studiosi della lingua bolognese), nota di Sergio Rotino (scrittore, poeta, critico letterario, conduttore radiofonico e docente in corsi di scrittura) e commento di Fausto Carpani (chansonnier, poeta e attore dialettale). Un Manini che inconsciamente, o meno, rivela che è o si sente il rifugio dei propri nipotini, e che il suo rifugio è la poesia.

Poche pagine più avanti, in “I nûster prè” (I nostri prati), scrive che «Adès i én dé d inventèri,/arvàdder al pasè/int al granèr di arcórd/e såura i nûster prè/gran capanón ed tänp/atåuren ad alber ed préda» (Ora sono giorni di inventario/rivedere il passato/nel granaio dei ricordi/e sopra i nostri prati/vasti capanni di tempo/attorno ad alberi di pietra). Nel senso che per tutti giunge il momento di guardarsi indietro per fare un bilancio del proprio passato con nello spazio della propria vita (i nostri prati) molti decenni (capanni di tempo) i ricordi fissati a pietre miliari (alberi di pietra) e lo fa rifugiandosi nella poesia. E lo fa nella lingua della sua terra, e dei suoi avi, difficile da scrivere.

Infatti Elio Manini, nato a San Marino di Bentivoglio nel 1937 ma vive a Bologna, ha sempre parlato in dialetto (ma a scriverlo è giunto tardi) e nel 2002 entra a far parte del gruppo “Laboratorio di parole” dove conosce Sandro Sermenghi con cui recita poesie e zirudelle in biblioteche, sale sociali e teatri; poi con Romano Danielli, Silvano Rocca e altri. Ma Manini è anche, o soprattutto, poeta visivo; pittore e incisore si è formato all’Accademia di Belle Arti di Bologna e ha lavorato per la Soprintendenza dei Beni Artistici e Storici.

Tant’è vero che Carpani nel suo commento scrive: «Nell’accingermi a scrivere queste righe mi sono trovato davanti a un dubbio: Manini è un poeta-pittore o un pittore-poeta? Dico questo perché l’ho conosciuto come creatore di immagini bellissime e me lo ritrovo come ispirato poeta che anche nella scrittura conserva la stessa carica descrittiva che mette nei suoi quadri». Un libro come rifugio per chi ama il dialetto.

Giancarlo Fabbri

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A Monzuno il libro: “Lungo il Savena … di chiesa in chiesa”

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Don Orfeo Facchini e la sua ultima opera di storico del territorio

Monzuno (Bologna)

Alle 18 di domenica 27 agosto nella biblioteca comunale “Mario Marri” di Monzuno, in via Casaglia 4, verrà presentato alla presenza dell’autore il libro di don Orfeo Facchini “Lungo il Savena … di chiesa in chiesa”. Un libro di 648 pagine dove il testo contende lo spazio alle tante foto a colori e a quelle d’epoca. Info: 338-5055363.

Don Orfeo, parroco a Carteria di Sesto a Rastignano (Sant’Andrea) e a Musiano di Pianoro (San Bartolomeo), è rettore del santuario al Monte delle Formiche (Santa Maria di Zena) e, per ciò che ci riguarda storico del territorio e non soltanto di temi religiosi. Con Gaetano Marchetti ha pubblicato “Monte delle Formiche” (1990) poi, con Imelde Bentivogli, “Andar per chiese e castelli” (1993), “Andar per santuari” (1995) e infine, dopo 22 anni, questo “Lungo il Savena … di chiesa in chiesa” (2017) monumento alla storia locale dell’alta Val di Savena.

Come ho già avuto modo di scrivere se don Orfeo Facchini fosse nato nella bassa, ad Altedo per esempio, non avrebbe mai dato alla luce il suo ultimo ponderoso volume edito dal fecondo e inestimabile Gruppo di studi storici Savena Setta e Sambro che da 26 anni produce cultura, pubblica importanti libri sulla storia del territorio locale e la rivista semestrale “Savena Setta Sambro”. Se poi non trovate il volume in libreria rivolgetevi all’autore: 051.744026; orfeof47@gmail.com.

Volume che fu presentato in anteprima a Bologna, nel convento di San Domenico, con l’arcivescovo Matteo Maria Zuppi, lo storico Mario Fanti e Daniele Ravaglia presidente del Gruppo di studi. Per amore di verità e giustizia di questo libro, frutto di sette anni di ricerche, come quasi tutti quelli dati alle stampe da don Orfeo, ne è coautrice Imelde Bentivogli che però in questa occasione non ha voluto figurare.

Quelle 648 pagine non sono però un mero elenco delle chiese minori dell’alta Valle del Savena e del loro patrimonio artistico ma ne narra la storia. La storia di piccoli borghi, dove la gente si stringe ancora attorno alla propria chiesa, facendola rivivere nella festa del patrono: Anconella, Bibulano, Castel dell’Alpi, Cedrecchia, Fradusto, Lognola, Madonna dei Fornelli, Roncastaldo, Sant’Andrea, Scascoli, Stiolo, Trasasso, Valgattara, Vergiano, Villa di Cedrecchia e Zaccanesca. Chiese i cui campanili si sono uniti lo scorso giugno per un concertone che ha riempito di musica, e di echi sonori, l’intera vallata.

Non è un caso che don Orfeo Facchini se ne sia interessato perché qui ha le sue radici essendo nato a Monzuno il 24 marzo del 1947. Dopo gli studi in Seminario fu ordinato presbitero, a Bologna il 7 settembre 1974, dal cardinale arcivescovo Antonio Poma. Fu poi cappellano a Santa Lucia di Casalecchio, poi in San Domenico Savio e in Santa Caterina di via Saragozza. Dal 1977 al 1987, infine, ha insegnato religione nelle scuole medie “Guinizelli” di Bologna.

Giancarlo Fabbri

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L’Arci di via Bellaria non va mai in ferie

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San Lazzaro (Bologna)

Con le sue innumerevoli iniziative il circolo Arci, a San Lazzaro, non va mai in ferie e il 15 agosto torna l’attesa “Polentata di Ferragosto”, ultradecennale iniziativa del tutto gratuita, che si terrà nella “Sala 77”. Un’ArciFesta dedicata a tutti coloro che trascorreranno il Ferragosto in città. Come nelle edizioni precedenti alle 19 ci sarà la distribuzione gratuita di fumante polenta, con saporito ragù alla bolognese e buon vino. Nelle edizioni precedenti tanti in fila davanti alla cucina, poi ai tavoli, per la distribuzione di oltre duemila porzioni di polenta condita, pari a dieci quintali di farina gialla, due di saporito ragù, con decine di chili di parmigiano grattugiato e varie damigiane di vino.

A seguire ci sarà l’estrazione di una sottoscrizione a premi, riservata a tutti i tesserati Arci, con cinquanta premi in palio. Primo premio un televisore da 55” Sony di ultima generazione, secondo premio un personal computer portatile Asus, terzo uno smartphone Samsung, quarto un barbecue a gas con griglia, quinto uno smartbox per un viaggio di tre giorni da scegliere tra tante proposte. Poi, nell’ordine, una macchina motorizzata per sfoglia, una collana Swarovski, una macchina per caffè con 100 capsule, un buono acquisti da 50 euro del Centro Carni San Vitale, e un buono acquisti da 25 euro del self service dell’Arci di San Lazzaro. Dall’11° al 50° prosciutti di Norcia, tranci e false pere di prosciutto, tranci di Parmigiano-Reggiano e salami. In serata ballo gratuito all’aperto sotto la veranda esterna della “Sala 77”, se piove all’interno, con musica dal vivo.

Per alcuni partecipanti alla polentata sarà l’occasione per conoscere il circolo Arci sanlazzarese fondato nel 1977 dove gli oltre 6.000 soci trovano ogni giorno accoglienza, grazie al bar e alla cucina a prezzi popolari, e molte attività: dalle bocce al biliardo, dalle carte agli scacchi, fino alle sagre a tema. Come il “Festival del pesce di mare”, che si terrà dal 22 settembre all’1 ottobre, e la “Sagra dei Sapori” che si terrà dal 28 ottobre al 5 novembre.

Giancarlo Fabbri

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Ferragosto nel Museo di Arti e Mestieri “Pietro Lazzarini”

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Pianoro (Bologna)

Martedì 15 agosto a Pianoro Nuova, in concomitanza con la “Antica Fiera di Pianoro”, conosciuta anche come “Fiera dell’Assunta”, ci sarà l’apertura straordinaria, dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19, del piccolo ma interessante Museo di Arti e Mestieri “Pietro Lazzarini” di via del Gualando 2. Dalle 16.30 ci sarà una rievocazione dei procedimenti per ottenere steli di paglia adatti all’intreccio, trebbiatura a mano sulla pietra di varie qualità di cereali, trebbiatura con la correggia (la zèrcia). Poi per “Dai vimini al cesto”, dimostrazione di intreccio di varie fibre vegetali, esposizione di manufatti e proiezione del documentario filmato “Panir e zisten” prodotto dal museo come il precedente “La trazza”. Infine, per il piacere di stare insieme in un giorno di festa, non mancherà una fetta di cocomero dolce e rosso.

Per definizione un museo è una raccolta, pubblica o privata, di oggetti o documenti relativi all’arte, alla cultura, alla scienza o alla tecnica. A Pianoro ce n’è invece uno – in un’ex edificio agricolo ristrutturato dal Comune di Pianoro – pieno di iniziative e di produzione culturale. Qui i norcini hanno più volte disfatto un maiale per farne salsicce, coppa, pancetta e lardo andati a ruba, vi si è impastato il pane poi cotto in un forno a legna, vi si è pigiata l’uva, fatto cesti e trecce di paglia. E tanti hanno partecipato anche alle veglie nell’ex stalla a lume di candela per ascoltare storie e favole raccontate dallo scrittore Adriano Simoncini, e di tanti appassionati della cultura locale, in lingua e in dialetto.

Come le trecciatrici molti altri artigiani potrebbero entrare nel museo e realizzare i loro manufatti o esercitare vari mestieri e professioni. Il museo possiede molte centinaia di attrezzi divisi per mestiere come botteghe artigianali. C’è quella del sarto, del calzolaio, del barbiere, del cappellaio, del falegname, del fabbro, e via elencando. C’è anche un alloggio arredato e cucina attrezzata di tegami di una volta.

Inaugurato il 17 marzo 2007 il museo, diretto da Maurizia Lazzarini, è gestito dall’associazione culturale “Territorio e civiltà dei mestieri” e offre un supporto didattico oltre a occasioni per riscoprire le identità del territorio e per promuovere attività culturali e artistiche. La sala eventi, in quello che fu il fienile, ospita presentazioni di libri, dibattiti, mostre, concerti, conferenze e iniziative culturali varie. Per info e programmi: 051-776927 (museo); 051-6529105 (Comune Pianoro); info@museodiartiemestieri.it; www.museodiartiemestieri.it.

Giancarlo Fabbri

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“Notte di note” sabato a Trasasso di Monzuno

Notte 2017 Trasasso

Monzuno (Bologna)

Con il concerto estivo “Notte di note”, giunto alla settima edizione, grande musica con ingresso libero, alle 21 di sabato 5 agosto, nella suggestiva chiesa di San Martino a Trasasso di Monzuno (Bologna).

Concerto che vedrà la partecipazione di importanti artisti come i cantanti Manuel Bianco, Daniela Galli ed Elena Giardina, e i musicisti Emiliano Fantuzzi (chitarra) e Massimo Zanotti (direzione, tastiere e trombone), impegnati in un programma che spazierà da brani lirici, e classici, a incursioni nella musica contemporanea leggera e pop con improvvisazioni a sorpresa. Ma le sorprese non finiranno qui perché nel corso del concerto sarà possibile anche la comparsa del grande musicista Fio Zanotti, compositore e arrangiatore, padre di Massimo e monzunese a honorem, che si era già esibito nelle passate edizioni del concerto estivo con suoi vari brani entrati nella storia della musica.

L’importanza degli artisti e la qualità musicale che anche quest’anno verranno proposti in un luogo sacro e suggestivo, fanno del concerto a Trasasso uno degli eventi musicali più attesi dell’estate in Appennino. Il concerto, offerto dalla famiglia Ravaglia, sarà infine seguito da un rinfresco all’aperto. La chiesa di Trasasso vanta una lunga tradizione e si ritiene sia stata costruita per la prima volta nel 1321. Purtroppo l’unico documento antico che oggi è testimonianza della sua storia si trova negli scritti del canonico Montieri del 1840.

La chiesa, su uno strapiombo sul Savena, sorge a sud rispetto al centro abitato di Trasasso, in posizione isolata, lungo la strada di mezzacosta fra Monzuno e Madonna dei Fornelli. Infatti l’abside e il campanile sono chiaramente visibili dalla strada di Fondovalle del Savena e anche dalla via per Stiolo che risale l’altro fianco della vallata.

Giancarlo Fabbri

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Domenica tutti a fare il tifo per il Pianoro Cricket Club

Parisi 02 Roncarati

Tra Parisi e Roncarati la Tecnessenze Pianoro Cricket Club sette anni fa con l’ultimo scudetto.

Pianoro (Bologna)

Domenica 23 luglio, alle 12 sull’Oval di via Amendola (Fondovalle Savena), si invita tutti a fare il tifo per il Pianoro Cricket Club che si giocherà la finalissima per lo scudetto tricolore contro il Kingsgrove di Milano. Una gara che consentirebbe al Pianoro di aggiudicarsi il 15° titolo di campione d’Italia, dopo sette anni di calvario, e senza uno sponsor dopo la rinuncia della Tecnessenze col cambio di proprietà.

Ad assistere all’incontro tra quadre di alto livello: il Pianoro con 184 punti e il Kingsgrove con 182 punti in classifica non si spende nulla, anche la tribuna è gratuita, e si prospetta una gara spettacolare. Che si ami di più il calcio, il tennis, il ciclismo o il golf, tanto per citare altre discipline sportive, fare il tifo per la squadra di casa è quasi un dovere vista l’importanza dell’incontro. Senza contare, col 15° scudetto sulle maglie, la speranza di trovare a Pianoro, e non solo, uno sponsor. Infatti tolto dalle maglie il nome Tecnessenze, prima garantito dall’ex patron Gianfranco Roncarati fino alla cessione dell’azienda, finora la società presieduta da Arcido (Arcy) Parisi si è autofinanziata.

Tutti, dal presidente e fondatore agli atleti maggiorenni, passando per genitori, tecnici e sostenitori, si sono pagati divise, attrezzi e trasferte per tutte le squadre attuali: under 13, 15, 17, 19 e serie A oltre alle indispensabili continue manutenzioni dell’Oval di Rastignano abilitato dalla federazione internazionale cricket per i campionati mondiali.

Quello del cricket è uno dei tanti sport, cosiddetti minori, di cui quasi mai si occupano i media. E ci si dimentica che è uno dei più praticati al mondo anche se in Italia non è conosciuto come in molti paesi del Commonwealth. E in pratica il baseball e il softball, più conosciuti, importati dalle truppe americane durante e dopo la seconda guerra mondiale, non sono altro che una versione moderna del più britannico cricket. Il gioco è praticato su un campo erboso pianeggiante, detto “ovale”, con al centro un rettangolo lungo circa 20 metri e largo 2. Al centro dei due lati più corti del rettangolo centrale ci sono due castelletti (wicket) formati da tre bastoni infissi nel terreno con sopra, in equilibrio precario, due corti cilindri di legno orizzontali. Prendono parte al gioco due squadre di 11 giocatori ciascuna che si alternano in attacco e in difesa. Spiegare l’azione del gioco in poche parole è piuttosto difficile ma se qualcuno è interessato a questo sport o a vedere le partite domenica avrà modo di vedere una gara che vale lo scudetto di campioni d’Italia. Ragione in più per assistervi e gridare “Forza Pianoro” anche se non si sa cosa sono innings, pitch, wicket, fielder, bat, run, overs, eccetera, è importante anche per Pianoro. Ah, dimenticavo. Il Pianoro Cricket Club, vincitore anche di due Coppe Italia e di un titolo europeo, a metà campionato poco più di un mese fa era ultimo in classifica. Meditate gente, e fate il tifo.

Giancarlo Fabbri

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