Ricordando Angiolino … tanti auguri agli amici vicini e lontani

angiolino-01-feste-2016

Pianoro (Bologna)

Nella foto con gli auguri c’è quella di un dipinto realizzato dal sottoscritto, anni fa, raffigurante il proprio padre Angiolino Fabbri (1907-1994). Molto immodestamente ho pensato di offrire agli amici, e lettori, qualcosa fatto con le mie mani piuttosto che una bella immagine natalizia già confezionata. Soprattutto auguro agli amici e ai lettori “vicini e lontani ovunque voi siate”, come diceva Nunzio Filogamo nel secolo scorso, un futuro di pace.

Per me l’avvicinarsi del Natale è ogni anno anche l’occasione per ricordare mio padre deceduto il 23 dicembre 1994 a 87 anni di età. Ne ricordo la figura padre esigente, di burattinaio, di scrittore e di artista, “di campagna” come si definiva. Nato in Pian di Macina frazione di Pianoro, da una famiglia di muratori, artigiani e commercianti, abbandonati gli studi magistrali, per una malattia che lo condusse alla sordità, si dedicò alla gestione dell’osteria di proprietà della famiglia.

Diventò poi imbianchino dipingendo e decorando le pareti di casa propria; poi parenti, amici e vicini, visto che ci sapeva fare, iniziarono a chiamarlo per fargli rinfrescare le loro case. Già allora disegnava e dipingeva ritratti, madonne, soggetti storici. Modellò anche alcune statue di cui una, dedicata a San Bartolomeo e inaugurata nel 1928 con una grande festa, si trova tuttora a Campeggio di Monghidoro.

Come burattinaio Angiolino debuttò a Bologna, nella compagnia del fratello Nello, sostituendo uno degli artisti ammalato; fu un successo con l’autore della commedia, presente in sala, che volle congratularsi con loro. Nacque così la Compagnia “Fratelli Fabbri” che per decenni diede voce e movimento alle teste di legno spostandosi nelle località della provincia bolognese. Con Angiolino che dipingeva anche gli scenari e scriveva commedie; ma nel dopoguerra, con l’avvento della televisione, anche quest’arte, un tempo molto popolare, è decaduta.

Cessata l’attività di burattinaio l’artista, residente a Rastignano dal dopoguerra, riprese a dipingere, tanto che eseguì più di un migliaio di opere ma, uomo schivo e modesto, non volle mai esporre i suoi lavori in gallerie d’arte. Si mise poi a scrivere racconti, relativi a fatti curiosi o a persone della natia Pian di Macina di tanto tempo fa, tuttora pubblicati sul periodico “L’Idea” di Pianoro.

In occasione del primo anniversario della morte fu ricordato nella prestigiosa “Strenna storica bolognese” (Anno XLV – 1995, Patron Editore), a cura del Comitato per Bologna storica e artistica, con una ricerca dell’etnologo Gian Paolo Borghi, che gli aveva già dedicato articoli sulla rivista “Città e paesi”. Un riconoscimento postumo di un artista che ai suoi burattini, quando entravano in scena, non dava solo movimento e voce, nascosto dall’alto “casotto”, ma tutto sé stesso.

Giancarlo Fabbri

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