Giorgio Martinelli, un gentleman, in tutti i sensi

2-12-2012 bo

Giorgio Martinelli, a destra, mentre premia un driver al termine di una corsa di trotto

San Lazzaro (Bologna)

Sistemando alcuni ritagli del mio archivio m’è capitata tra le mani una pagina de “il Resto del Carlino” di vent’anni fa con articoli scritti da Giorgio Martinelli in occasione della storica Fieracavalli di Verona; evento che si svolge da oltre cent’anni nella prima metà di novembre.

Martinelli, giornalista de “il Resto del Carlino” e del mensile “Cavallo Magazine”, era infatti un grande appassionato ed esperto di cavalli e di musica jazz. Tant’è vero che il più famoso giornalista e scrittore Dino Buzzati Traverso, bellunese di nascita e milanese d’adozione, autore tra l’altro de “Il deserto dei Tartari”, disse di lui: «Il sogno di Martinelli? Un cavallo morello che sappia suonare il sax tenore».

Giorgio Martinelli, residente alla Ponticella di San Lazzaro, era nato a Bologna il 15 febbraio del 1922 e deceduto il 15 maggio 2006, lo ricordo ancora a dieci anni dalla scomparsa con grande affetto. Questo perché mi diede una grandissima soddisfazione personale nonostante che qualche mese prima mi avesse tirato le orecchie per quello che riteneva un errore madornale. Come collaboratore del “Carlino”, e lo fui per quindici anni, ebbi a scrivere un articolo sulla monta western definendo i cavalli Quarter horse, Paint horse, Appaloosa, Palomino, discendenti dei selvaggi mustang delle praterie nordamericane.

Non gli piacque il termine “selvaggi” e non gli piaceva nemmeno “selvatici”. Mi fece infatti sapere che il cavallo anche, o soprattutto, se libero «è un animale nobile che ha accompagnato per molti millenni la preistoria e la storia dell’uomo. Un cavallo non ha nulla di selvaggio».

Ci incontrammo qualche anno dopo alla redazione del “Carlino” dove come al solito avevo portato di corsa delle foto scattate qualche ora prima. Nel chiacchierare lui guardava alcuni colleghi della redazione; alcuni telefonavano, altri leggevano quotidiani della concorrenza, altri ancora scrivevano con i piedi sulla scrivania e la tastiera sulle gambe. Evidentemente la vista non gli piacque tanto che mi disse: «Loro non sono dei giornalisti ma degli impiegati che aspettano che gli mandino, o gli portino, testi e fotografie da mettere in pagina. Tu sì che lo sei perché sei sempre di corsa a cercare notizie e a fare foto da dare poi a degli impiegati che a volte chiedono che uno faccia anche miracoli. Tanto loro sono seduti e si godono anche l’aria condizionata». Per me, detto da lui, fu come se mi avessero appuntato una medaglia al petto.

Giorgio Martinelli, laureato in lettere, giornalista, scrittore, nella sua lunga carriera si era occupato di politica estera, spettacoli e sport. Due, come anticipato, furono le sue grandi passioni: la musica jazz, di cui fu per anni critico e docente, e i cavalli con i quali aveva vissuto tante esperienze. dai concorsi di salto alle corse al trotto, dall’equitazione western alla guida delle carrozze. Un uomo da ricordare.

Giancarlo Fabbri

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Giornalista freelance
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