Dalla Valle dell’Idice una scuola per Balbalà

Balbalà 03

La scuola “Miriam” spicca tra le lamiere di Balbalà

Monterenzio-San Lazzaro (Bologna)

Gibuti? Senz’altro anche chi è ferrato in geografia non sa dove sia dato che spesso lo si legge scritto come Djibouti, alla francese. Infatti il piccolo arido Stato dell’Africa Orientale di oltre 900mila abitanti, ex Somalia francese, è sulle rive del Mar Rosso incuneato tra Eritrea, Etiopia, Somalia e Somaliland. Gran parte della sua popolazione, circa 300mila persone, vive – se così si può dire – nella grande baraccopoli di Balbalà senza acquedotti e neppure fognature. Eppure anche in questo piccolo lembo di terra africana c’è un ospedale italiano.
E grazie al volontariato italiano nella baraccopoli di Balbalà, alla fine dell’anno scorso, è stata inaugurata la scuola “Miriam”, in muratura su due piani completa di arredi, costruita grazie alla grande solidarietà di associazioni di Monterenzio (Crew For Africa onlus) e San Lazzaro (Centro Europa Uno e Polisportiva Paolo Poggi Aics). Associazioni che da alcuni anni si sono impegnate per dare una vera scuola alla baraccopoli sostituendo quella fatta di lamiere roventi e compensato, senza servizi igienici con l’acqua portata in taniche di plastica.
Scuola gestita da alcuni insegnanti che danno un’istruzione di base a circa 300 bambini del quartiere con un’età compresa tra i 5 e i 13 anni. Bambini orfani o figli di rifugiati provenienti dalle vicine Eritrea, Etiopia e Somalia, che non riescono ad accedere all’istruzione statale perché poveri o non registrati all’anagrafe come capita per i nomadi. Gibuti è infatti uno Stato dell’Africa Orientale, sul Mar Rosso, che confina con gli stati appena citati, mentre Balbalà è una baraccopoli di 300.000 abitanti, alla periferia di Gibuti città, con condizioni di vita al limite della sopravvivenza. Qui non esiste un sistema fognario, la poca acqua è spesso inquinata, con temperature che d’estate toccano anche i 50 gradi in aggiunta ad altissimi tassi di umidità.
L’interesse verso la drammatica situazione di Gibuti, e Balbalà, è nato nel 2007 dalla volontà di piloti, hostess e steward italiani, di costituire l’onlus Crew For Africa (equipaggio per l’Africa, in inglese) per poter aiutare le popolazioni povere del Corno d’Africa. A loro, nel 2009, si sono poi aggregati infermieri professionali del 118 e altri volontari con altre competenze in ambito sociosanitario, formativo e gestionale attivando una collaborazione con un ospedale italiano, che dal 1985 opera all’interno della baraccopoli, nato come pediatrico ma che oggi é un centro di riferimento anche per gli abitanti dei villaggi vicini.
La collaborazione si è infine estesa al locale Ministero della Sanità, alla scuola “Miriam”, e all’associazione locale dei genitori, col sostegno del Centro Europa Uno e della Polisportiva Paolo Poggi Aics, di San Lazzaro, con l’intento di aiutare Gibuti a combattere la malnutrizione infantile, le difficili condizioni igieniche e sanitarie, e l’analfabetismo. Per informazioni e contributi: Crew For Africa Onlus via Canovetta 3/6 – 40050 Monterenzio (Bologna); 349-2636250; http://www.crewforafrica.org; info@crewforafrica.org.

Giancarlo Fabbri

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Giornalista freelance
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