Don Antonio un prete amato da tutti, col Vangelo nel cuore

Mezzacqui 01 Don Antonio

Castenaso

Sono lieto che a Marano di Castenaso la piazza antistante il circolo ricreativo Anspi “La Stalla” sia stata infine intitolata a don Antonio Mezzacqui per decisione della giunta comunale e dell’associazione locale Frazione Viva. Infatti quando il 21 marzo 2002 si sparse nella frazione la notizia che il parroco era stato travolto e ucciso da una moto, in via Pieve a pochi passi dalla chiesa di San Geminiano, colpì dolorosamente i residenti di questa tranquilla frazione adagiata nella verde piana castenasese. Don Antonio fu parroco di Marano, per oltre quarant’anni, prete col Vangelo nel cuore vicino alla gente, senza distinzioni, e ai parrocchiani che vedeva come una grande famiglia.
Un prete singolare, un uomo di fede, che credeva nella solidarietà e nella dignità umana tanto che per pagare le spese di ristrutturazione del campanile fece un’esperienza da metalmeccanico, poi operaio in un’azienda tessile, e infine come tagliatore di spugne. Una coerenza nei valori nei quali credeva che lo portavano ad aiutare chiunque; anche a servire ai tavoli delle sagre paesane e delle feste dell’Unità e a sostenere scioperi o manifestazioni a carattere sociale.
Attività, queste, che gli crearono dei problemi con la Curia bolognese (tanto che si parlò di un’eventuale sospensione “a divinis”) risolti poi, si dice, grazie agli auspici di dom Giuseppe Dossetti e di monsignor Luigi Bettazzi. Quando poi la parrocchia ebbe in dono un’ex stalla don Mezzacqui coinvolse l’intera frazione aprendovi, nel 1988, il circolo ricreativo “La Stalla” che volle laico e apolitico; aperto a tutti i residenti, e non solo, senza distinzione di fede politica o religiosa.
Lo conobbi nel 1994, quando iniziai a scrivere per il “Carlino”, e mentre parlavamo tolse dalla giacca (non lo vidi mai con la tonaca) un pacchetto di sigarette; e se ne accese una. Come per giustificarsi disse «è l’unico vizio che mi concede mia moglie». Non credendo al mio udito gli chiesi «come ha detto reverendo?» e mi rispose, sorridendo, «la Chiesa, ho sposato la Chiesa» indicandomi San Geminiano.
Chiesa che alle sue esequie, presiedute dal cardinale arcivescovo di Bologna Giacomo Biffi e dal vescovo emerito di Ivrea Luigi Bettazzi, non riuscì a contenere tutti quelli che vollero salutare per l’ultima volta quel prete che forse ebbe un solo rimpianto; quello di non essere riuscito a vedere il campanile di Marano finalmente ristrutturato.

Giancarlo Fabbri

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Giornalista freelance
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