Un breve ricordo di Estenio Mingozzi, poeta, scrittore, architetto

Estenio Mingozzi nel suo studio alla Pulce di San Lazzaro

Estenio Mingozzi nel suo studio alla Pulce di San Lazzaro

San Lazzaro (Bologna)

Estenio Mingozzi è una di quelle ammirevoli persone di cui ho scritto spesso e volentieri descrivendolo, pur architetto famoso e apprezzato, come poeta, scrittore e amante dell’arte. Tante volte sono stato nel suo studio immerso nel “Parco dei cavalli”, al Gese di San Lazzaro, per discutere di arte e letteratura e per leggere in anteprima i suoi racconti e le sue poesie raccolte in libri che prestampava da sé prima di darle all’editore. Mi diceva di aver piacere di conoscere il mio parere. Ed è per questo che purtroppo, oggi, ho il grande dispiacere di scrivere queste righe per salutare una persona, un amico, che ammiravo.
Socialista per convinzione e tradizione familiare, nipote del deputato socialista Gaetano Pilati, ucciso dai fascisti a Firenze nel 1925, è stato sempre appassionato d’arte, di letteratura e di cavalli. Ufficiale nella seconda guerra mondiale si definiva un «deportato volontario». Infatti dopo l’8 settembre fece un doloroso tour in lager nazisti, tra l’Olanda e la Polonia, per non aver aderito alla Repubblica di Salò. Dicono che il tempo stempera ogni dolore, ogni esperienza traumatica, ma non è sempre così. Ci sono infatti eventi che si imprimono nelle persone, soprattutto alle più sensibili, come un marchio indelebile.
Eventi che Estenio spesso ricordava nelle poesie, e nei racconti, per condannare le atrocità del nazifascismo. Ancora ieri il noto architetto, poeta da sempre, scrittore in età matura, si commuoveva rammentando episodi che aveva reso in forma lirica per non dimenticare. Poesie come “Il cestino del pane”, “Stazione di Varsavia”, “La bandiera” sono alcune delle trentasei liriche che compongono un’intensa raccolta di ricordi vissuti: “Il cestino del pane” (Libroitaliano World, 2007).
Già vincitore della “Farfalla d’oro”, della “Libellula d’oro” e del “Premio Marzabotto”, per la poesia, Mingozzi ha pubblicato molte raccolte di racconti. Come, per i tipi di Marsilio Editore, “L’anima dei cavalli” (1996), “L’anima degli alberi” (1997), “Il mistero di quella bottega” (1999), “La fortezza sul Guadalquivir” (2000), “Le isole della memoria” (2002); prose sempre scritte con una vena poetica.
Nato nel 1921, a San Lazzaro, l’architetto Mingozzi è stato uno degli artefici della ricostruzione e dello sviluppo urbanistico che ha portato l’antico borgo alla sua trasformazione in città; e il principale fondatore del Gese (Gruppo emiliano sport equestri) della Pulce. Estenio Mingozzi, architetto, esteta, poeta e scrittore, deceduto l’altro giorno, nel 2004 fu insignito col “Lazzarino d’oro”, premio istituito proprio quell’anno dal centro sociale e culturale anziani “San Lazzaro Nord” (la storica “Baita”), con patrocinio comunale, come riconoscimento al sanlazzarese vivente che più di altri era emerso nel mondo della solidarietà, delle scienze e delle arti. Ciao Estenio.

Giancarlo Fabbri

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