Al museo “Strada Statale”, di Belli, vent’anni dopo

La locandina del film in occasione della prima proiezione

La locandina del film in occasione della prima proiezione

Pianoro (Bologna)

Sabato 25 aprile, Festa della Liberazione, alle 16.30 Matteo Belli e il suo film pianorese al museo “Lazzarini” vent’anni dopo. Come ho già avuto modo di scrivere per il mensile “Valli Savena Idice” uscito qualche giorno fa, a volte le impreviste circostanze della vita danno delle piccole soddisfazioni che la rendono meno faticosa confermando che “da cosa nasce cosa”. Nel numero di febbraio della stessa rivista avevo pubblicato un’intervista al noto regista, attore, mimo e giullare Matteo Belli riscoprendo con piacere che giusto vent’anni fa avvenne la proiezione del suo film documentario “Pianoro Strada statale 65” dove i testimoni viventi raccontano della distruzione e successiva ricostruzione di tanti insediamenti urbani praticamente rasi al suolo.
Intervista che ha dato l’idea, immediatamente accolta dall’Anpi locale e dall’amministrazione comunale pianorese, di riproporre tale filmato il prossimo 25 aprile in occasione della ricorrenza della Liberazione. E il 25 aprile, alle 16.30 nel Museo di Arti e Mestieri di via Gualando, ci sarà anche il regista del film assieme al sindaco Gabriele Minghetti e al presidente dell’assemblea regionale Simonetta Saliera che promosse la realizzazione del documentario nel suo primo mandato da sindaco di Pianoro sostenendo l’idea proposta da Raffaele Gaudioso.
Sarà l’occasione per riascoltare la voce di Diana Sabbi (1922-2005), staffetta partigiana decorata con medaglia d’argento al Valor Militare, di rivedere persone in gran parte ormai scomparse che, intervistate da Belli, descrissero con commozione i tragici momenti della guerra e i faticosi anni della ricostruzione con la speranza di un futuro migliore. Per il docufilm – con ricerche storiche di Riccardo Campi, riprese di Federico Del Prete, montaggio di Maner Capone, organizzazione di Carla Nerozzi e Raffaele Gaudioso – ha richiesto trenta interviste, in gran parte sui luoghi delle vicende, con sette ore e mezzo di riprese effettive per giungere a settante cinque minuti di filmato.
«Domandandomi il perché di tutto questo – scrisse allora Belli – riscopro le stesse motivazioni che si possono provare di fronte al valore di certe esperienze umane come quella che la gente di Pianoro visse dopo l’8 settembre 1943. E a noi, uomini e donne di una generazione nata vent’anni dopo queste vicende, il compito di raccontarle e di tramandarle agli uomini e alle donne che verranno».

Giancarlo Fabbri

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Giornalista freelance
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