Il vento non ha più colori

Santunione 01 Adria

Pianoro (Bologna)

Il vento non ha più colori perché chi lo dipingeva magistralmente non c’è più scomparsa nella notte tra l’8 e il 9 novembre. Ci riferiamo alla grande artista Adria Gialdini Santunione, deceduta a 94 anni di età, che viveva e lavorava in una delle villette che costeggiano quella via Buozzi che s’inerpica dalla Pedagna di Rastignano a Montecalvo.
Pur famosa restauratrice, e pittrice, la sua casa non aveva nulla di pretenzioso con le pareti della dimora-laboratorio a fare da appoggio a grandi quadri e telai poi cavalletti e tavoli ricoperti da lunghi pennelli, barattoli di acquaragia, olio di lino, e tubetti di colore. Un regno pieno di colore dove fra l’odore penetrante della trementina, e dei colori a olio la regina era lei, Adria, una signora non più giovane quando la conobbi, dal grembiule di lavoro candido come i suoi capelli.
Nata a Boretto di Reggio Emilia, proprio accanto all’argine maestro del Po, Adria ebbe dalla natura il dono di un’abilità manuale senza comune unita a una grande sensibilità estetica. Quando aveva soltanto sette anni di età la sua maestra portò in classe un ramo di pungitopo che poi lei ritrasse su un foglio che poi fece il giro della scuola. Sin da bambina utilizzò questi doni come ricamatrice poi, a quindici anni, si fece apprezzare come pittrice di stoffe, foulard, e scialli.
Poi a Bologna, dopo aver sposato Vittorio Santunione di cui adottò stabilmente il cognome, l’incontro con la Pinacoteca e i grandi maestri che iniziò a riprodurre per vendere le copie ad amanti dell’arte di tutto il mondo. Le sue grandi capacità furono tanto apprezzate che le chiesero di lavorare per la stessa Pinacoteca come restauratrice; poi si mise in proprio lavorando nello studio di Rastignano e anche in alcune città americane. E nella villetta di via Buozzi accanto al minuzioso lavoro del restauro affiancò anche una produzione pittorica tutta sua.
Adria Santunione ha fatto poche ma importanti mostre, l’ultima nel settembre scorso a Palazzo Pepoli Campogrande, in via Castiglione a Bologna, in quattro sale corrispondenti ai quattro elementi principali: acqua, aria, fuoco e terra. Purtroppo la sua notorietà aveva attratto altri mercanti oltre a quelli d’arte e lo conferma l’incontro con un sacerdote americano, sedicente esperto e collezionista, ritenuto colluso con la mafia per traffici illegali di opere d’arte e, soprattutto, di droga. Religioso che fu infatti arrestato in casa dei Santunione, nell’aprile del 1988, perché considerato implicato nella “Pizza connection II” .
Di lei ne scrissi nel 1994 per la rivista “Il Punto” di Pianoro titolando il pezzo: “La signora che colora il vento” col vanto, oggi, di vedere tale attribuzione è stata poi utilizzata da altri, anche in occasione della mostra a Palazzo Pepoli, e anche dal “il Resto del Carlino”, lo scorso 11 novembre, titolando: “L’ultimo saluto alla ‘signora del vento’.

Giancarlo Fabbri

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Giornalista freelance
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