Chi ha paura di Rete Ferroviaria Italiana?

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Rastignano di Pianoro (Bologna)

In Palestina, a Betlemme (Cisgiordania), la piccola apertura di accesso al nartece della basilica santuario della Natività, sorta dove si riteneva sia nato Gesù Cristo, è talmente bassa che gli unici a non doversi piegare per entrare sono i bambini. Nella loro naturale innocenza non hanno quindi l’obbligo di inchinarsi davanti alla divinità del Messia.
Il pensiero mi è venuto a mente capitandomi di dovermi chinare per passare sotto a una vegetazione lussureggiante, favorita dalla piovosità estiva, per andare dalla chiesa vecchia di Rastignano a via Marzabotto. Ma anche il tratto successivo, da via Marzabotto a via del Cappello, non è poi tanto meglio; soprattutto quando piove col peso dell’acqua che abbassa ulteriormente le fronde che escono dalla recinzione metallica a protezione della linea ferroviaria “Direttissima” Bologna-Prato-Firenze. Rami che in alcuni punti superano la rete anche di oltre due metri. Infatti quando si è costretti a usare l’ombrello ci si deve chinare all’altezza di bambini come in una sorta di omaggio alle Ferrovie dello Stato; visto che forse nessuno ha il coraggio di imporre all’ente pubblico nazionale di eliminare tali chiome sporgenti.
Come ogni cittadino dotato di senso civico, forse troppo vedendo il grande menefreghismo e individualismo dei tanti, ho fatto presente il problema al Comune allegandovi una decina di fotografie. Col solito burocrate che mi ha fatto presente che «il Comune non può fare nulla perché il passaggio pedonale è di proprietà privata della parrocchia»; dimenticando forse che il sentiero, un tempo una semplice capezzagna agricola, è di uso pubblico almeno dagli anni ’60 del secolo scorso.
Evidentemente nemmeno la parrocchia ha intenzione sollecitare Rfi (Rete Ferroviaria Italiana, società del gruppo Ferrovie dello Stato (Fs) alla quale compete il ruolo pubblico di gestione e manutenzione dell’infrastruttura ferroviaria) al taglio dei rami sporgenti. Soprattutto dopo la realizzazione della nuova grande chiesa raggiungibile da via Montesole. Con tanti anziani che però, per abitudine, continuano a raggiungere la chiesa per il sentiero pedonale. E altri che fanno tale tragitto, in un senso o nell’altro, per poi oltrepassare la chiesa o via Marzabotto per raggiungere Valleverde. E viene il dubbio che non sia privato, a uso pubblico, anche il tratto da via Marzabotto a via del Cappello dato che vi si presenta quasi lo stesso problema di incuria?

Giancarlo Fabbri

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Giornalista freelance
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