Luigi ed Enrico Fantini di nuovo insieme

Luigi Fantini e il nipote Enrico in una foto d'epoca

Luigi Fantini e il nipote Enrico in una foto d’epoca

Ozzano (Bologna)

Il prossimo 18 ottobre ritorna a Ozzano, ma nel capoluogo, una mostra itinerante dedicata a Luigi Fantini, a titolo “Ricercaro Appenninico” già esposta a San Lazzaro di Savena, Pianoro, Settefonti di Ozzano, Loiano, Monghidoro e Monterenzio. Iniziativa culturale che ha avuto successo – organizzata per la prima volta col coinvolgimento di tutti i comuni del Distretto sanlazzarese – che ha reso onore al Fantini nato al Farneto, nel 1895, boscaiolo, mugnaio, poi archivista a Bologna, esploratore appassionato del territorio come dilettante e autodidatta naturalista, fotografo, speleologo (fondatore del Gruppo Speleologico Bolognese), geologo, paletnologo, archeologo, storico e scrittore.
La mostra itinerante conclude il suo peregrinare nella sala “Città di Claterna” del Palazzo della Cultura di Ozzano, in piazza Allende 18, con una particolarità che la rende del tutto differente da quelle che l’anno preseduta in tutte le altre sedi. Al piano superiore dello stesso centro culturale ozzanese, e nello stesso giorno, nella sala “Giorgio Grandi” sarà inaugurata la mostra dedicata al nipote Enrico Fantini.
La mostra dedicata a Luigi resterà aperta fino al 16 novembre, invece quella dedicata al nipote Enrico fino al 2 novembre. Gli orari di visita delle due esposizioni sono gli stessi: dalle 15 alle 17 dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 12 il sabato e dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19 la domenica e nei giorni festivi. Un’occasione da non perdere.
Luigi ed Enrico, zio e nipote, di nuovo insieme per volontà degli amici di Enrico, scomparso il 9 ottobre 2013 lasciando un grande patrimonio artistico, storico e culturale. A un anno dalla morte nella sua casa di Osteria Grande tutto è come allora: il torchio a stella, le lastre incise e da incidere, le vasche per gli acidi, le stampe e le carte a mano, i suoi acquerelli apprezzati da tanti collezionisti e le bozze di un nuovo libro, sulle case dell’Appennino, che da anni sognava di dare alle stampe. Patrimonio che gli amici di Enrico sperano di salvare dalla dispersione legandolo a una Fondazione a suo nome che poi lo assegni in custodia a un ente pubblico che lo renda infine fruibile a scopi culturali.
Zio e nipote, che lavorarono assieme ai due volumi “Antichi Edifici della Montagna Bolognese”, con Enrico entusiasta collaboratore dello zio, nelle sue ricerche, realizzando molti disegni tanto da farne poi una professione. Fu infatti per anni grafico e illustratori di libri scientifici e per lavoro si era trasferito anche in Brasile e in Canada. Dal 1971, in pensione, si dedicò all’incisione artistica e all’acquerello rivolgendosi a edifici storici e monumenti di un vasto territorio comprendente i comuni di Castel San Pietro, Ozzano e San Lazzaro. Di rilievo il suo volume “Antiche Pietre”, in 125 copie numerate, con 24 acqueforti di cui una copia è nel museo “Pushkin” di Mosca”. Una descrizione dei lavori, e la biografia, sono su: http://www.enricofantinipittoreincisore.it.

Giancarlo Fabbri

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Giornalista freelance
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