Festa della Madonna dei Boschi a Rastignano

L'icona della Madonna allattante in fioriera con il parroco don Severino Stagni

L’icona della Madonna allattante in fioriera con il parroco don Severino Stagni

Pianoro (Bologna)

Come da lunga tradizione a Rastignano la sagra annuale della frazione pianorese è connessa con quella ultracentenaria della Madonna dei Boschi. Tanto è vero che il 12 settembre accanto alla nuova grande chiesa di San Pietro e Girolamo, sorta qualche anno fa dietro a quella storica, si è svolto il consueto incontro del sindaco Gabriele Minghetti con la cittadinanza locale. Festa con bar, gelateria, stand gastronomici, mercatini, musica e spettacoli, tutte le sere, che poi proseguirà con una seconda puntata, dal 19 al 21settembre, con varie iniziative.
Il 19 alle 18 ci sarà una partita di calcio e alle 21 una esilarante recita del comico Duilio Pizzocchi a titolo: “Vernice fresca”. Alle 21 di sabato 20 ci sarà invece un concerto con Gabriele Raspanti al violino e Alessandra Mazzanti all’organo. Concerto che fa parte di una rassegna musicale curata da Chiara Molinari che proseguirà alle 17 del 27 settembre, con Steno Boesso al fagotto ed Enrico Zanovello all’organo, e alle 17.30 del 5 ottobre con Michele Santi con trombe antiche, Vladimir Matesic all’organo e le voci di Chiara Molinari, del coro di San Giacomo di Piumazzo e del coro della parrocchia locale.
La Madonna dei Boschi della Croara ha una storia antica come il piccolo oratorio, che ne custodisce l’originale, immerso in un bosco di roverelle nel Parco regionale dei gessi. Un’immagine allattante della “Vergine Madre” venerata non solo nella parrocchia di Rastignano, che appunto la onora in settembre, ma anche in quella vicina di Santa Cecilia, alla Croara di San Lazzaro, che la festeggia in giugno.
L’antico e suggestivo oratorio tra i boschi della Croara, l’affresco di autore ignoto, e la venerazione per quell’immagine, hanno una lunga storia. Secondo la tradizione popolare la chiesina fu edificata nel XVII secolo dai fedeli delle due parrocchie come ringraziamento per la scampata pestilenza del 1630 che a Bologna fece quindicimila morti, senza contare quelli del contado, risparmiando le due parrocchie.

Giancarlo Fabbri

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Giornalista freelance
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