Secolare festa sul monte tra i misteri della natura e della fede

Disegno 01 Chiesa

Pianoro (Bologna)

Nel pianorese fino al 15 settembre, i misteri della natura si uniscono a quelli della fede, con la secolare “Festa della Madonna” al santuario di Santa Maria di Zena sul Monte delle Formiche. Festa con solenne ottavario iniziata lo scorso 7 settembre, vigilia del giorno dedicato alla natività di Maria, col ritrovo al bivio di Val Piola per la fiaccolata fino al santuario. Quella è la serata dei falò nelle valli di Idice, Savena e Zena con gli agricoltori che danno fuoco ad alte pire. Un’usanza, o anche rito propiziatorio stagionale, che ha ripreso piede dopo anni di decadenza punteggiando i fianchi delle tre vallate di tanti fuochi.
Nel santuario sul monte retto da don Orfeo Facchini, stimato sacerdote e apprezzato storico e personaggio della cultura locale, ci saranno messe pomeridiane tutti i giorni celebrate da sacerdoti delle parrocchie circostanti e, per tutti i giorni di festa stand gastronomico con ristoro.
Dal santuario si potranno anche ammirare gli sciami di formiche alate che avvolgono il monte in questi giorni per il volo nuziale… e per morire. E’ ancora un mistero della natura, o lo si lascia credere, il fatto che da millenni nei primi giorni di settembre, in coincidenza con la ricorrenza della natività di Maria, interi sciami di formiche alate, della varietà Mirmyca scabrinodis, migrano sin qui per compiere il volo nuziale che porterà alla morte i maschi che cadranno infine sul monte.
Le femmine fecondate, invece, ritornerebbero ai luoghi di origine. Per la scienza, e anche per la Chiesa, questo fenomeno migratorio non ha nulla di miracoloso. Ma la gente del posto ha però sempre ritenuto che venissero a morire per rendere omaggio alla Madonna; come lascia credere anche un antico distico latino “Centatim volitant formicae ad Virginis aram quo que illam voliant vistmae tatque cadunt” che, tradotto, dice: “Ansiose volano le formiche all’altare della Vergine, pur sapendo che ai suoi piedi moriranno”. E le formiche cadute, raccolte su teli bianchi stesi a terra, erano, e sono ancora, anche usate a scopi terapeutici inghiottite o polverizzate per poi farne unguenti.
Al santuario sarà anche possibile trovare ancora qualche copia del bel libro “Monte delle Formiche”, pubblicato nel 1990, e gli altri libri pubblicati da don Orfeo spesso con la fondamentale collaborazione di Imelde Bentivogli. In ogni caso il Monte delle Formiche merita una visita anche indipendentemente dalla festa settembrina. Dalla vetta, a 638 metri sul livello del mare, su uno sperone roccioso di arenarie del Contrafforte Pliocenico, si ammira un vasto panorama incantevole e in certe mattinate, quando l’aria è tersa, lo sguardo si può estendere a est fino all’Adriatico e, a nord, fino alle Prealpi.
Nel vicino borgo di Tazzola è poi possibile visitare il piccolo museo geologico “Magazzino delle terre della Val di Zena” aperto tutti i giorni fino alla fine di ottobre ma è però bene prenotarsi al numero 333-6124867 (Lamberto Monti). Info: http://www.valdizena.tbo.it.
Poco più sotto di Tazzola, a mezza costa sul fianco ovest del monte, si può ammirare il suggestivo castello Torre dell’Erede restaurato qualche decina di anni fa. Alla base del monte, nei pressi del torrente Zena, si trova poi il Castello di Zena dove fu ambientato il romanzo storico, “La fanciulla di Zena”, dello scrittore Raffaello Garagnani, pubblicato a Ferrara nel 1873. Un monte da vedere, e da amare.

Giancarlo Fabbri

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Giornalista freelance
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