A Villa Torre la mostra “Ricercaro appenninico” dedicata a Fantini

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Parco Gessi (Bologna) 

Dopo essere stata esposta a San Lazzaro, poi a Pianoro, la mostra itinerante“Ricercaro appenninico”, promossa dal Distretto culturale di San Lazzaro, dedicata alla figura di Luigi Fantini sarà riallestita nel territorio di Ozzano. Da sabato 3 maggio fino a domenica 1 giugno la mostra sarà accolta nel Centro Visita “Villa Torre”, in via Tolara di Sopra 99, a Settefonti sui colli ozzanesi. Con l’esposizione che sarà aperta al pubblico il sabato dalle 16 alle 19 e la domenica dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle ore 19. Per informazioni 051.6254821.
Nella storica costruzione saranno montati di nuovo quaranta pannelli illustrativi, sei vetrine con reperti autentici e due punti in cui verranno proiettati video documentari sulla vita del Fantini e sulle sue tante ricerche su un territorio che va dalla via Emilia al confine toscano.
La mostra sul singolare personaggio – pioneristico esploratore del nostro territorio: speleologo, paletnologo, ricercatore autodidatta nelle discipline naturalistiche, storiche e preistoriche dell’Appennino bolognese; denigrato dalla scienza ufficiale, definito dalla gente “al mat di sas”, infine rivalutato – sarà trasferita a Loiano (12 luglio-3 agosto), poi a Monghidoro (9 agosto-7 settembre), a Monterenzio (13 settembre-12 ottobre), per ritornare a Ozzano ma nella sala Città di Claterna nel capoluogo (18 ottobre-16 novembre). Un giusto e doveroso riconoscimento a Luigi Fantini (1895-1978) una persona che amava la terra dove viveva, sopra e sotto, i monti, le valli e i torrenti, la sua natura e la sua storia concludendo le sue missive con un: «Piacerebbe firmarmi: Luigi Fantini. Ricercaro Appenninico».
Grande speleologo, fondatore del Gruppo Speleologico Bolognese (Gsb) nel 1932, radunò attorno a sé altri ardimentosi esploratori delle buie viscere della terra giungendo alla scoperta e all’esplorazione di numerose cavità carsiche tra gli affioramenti gessosi della Croara e del Farneto. Individuando personalmente alcuni siti che conservavano le tracce di una presenza umana preistorica. Esplorazione e ricerche che hanno infine portato a tutelare tali cavità, e l’ambiente circostante, e a portare alla costituzione del Parco regionale dei Gessi bolognesi.

Giancarlo Fabbri

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Giornalista freelance
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