La Pieve di Pastino non deve sparire

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Nella foto alcuni dei tanti difensori della Pieve; Calligola è quello al centro con la barba bianca

Ozzano (Bologna)

In questi giorni associazioni culturali e archeologiche della provincia bolognese hanno lanciato una raccolta di firme con l’obiettivo di evitare il crollo dell’oratorio di Settefonti ultima testimonianza visibile dell’antichissima Pieve di Pastino in precedenza tempio al dio Pan.
Ce ne ha portato a conoscenza l’amico Paolo Calligola nelle vesti di ispettore onorario per l’archeologia e di presidente dell’associazione culturale “Trebbo Sei Vie”. Un personaggio di grande passione che con la sua esperienza ha consentito di scoprire la necropoli di Marano, e di salvare il suo ingente patrimonio archeologico – tra tutto la bella “Stele delle Spade” –, il pozzo romano di via Caselle a San Lazzaro, e tanti altri reperti. Un appassionato che si impegna come volontario anche agli scavi di Claterna e alla ricostruzione, museale e didattica con archeologia sperimentale, della “Casa del Fabbro”. E Dato che se n’intende ce lo facciamo spiegare da lui.
«Riguardo all’antica Pieve di Pastino alle sue già fragili condizioni si aggiunge il progetto di vendita che l’Università di Bologna persegue con varie aste. Alla Pieve non mancano requisiti per annoverarla tra i beni culturali da difendere e tutelare e stupisce che proprio l’Alma Mater Studiorum, che dovrebbe essere in prima linea tra i difensori della Pieve, sia proprio la sua più accanita nemica; la vendita a privati ne modificherà sicuramente l’attuale aspetto e naturalmente anche la vocazione di luogo dedicato alla cultura».
«Della Pieve – prosegue Calligola – si ha notizia dal 1030 e la prima menzione della stessa, con la dedica a San Giovanni Battista, è invece databile al 1100. E’ quindi possibile che la Pieve antecedente al 1000. Non si dimentichi che nei sotterranei è presente una cripta, come quella dell’antica Chiesa di Varignana, e che da qui proviene una stele funeraria dedicata a Ulpia Psiche conservata al Museo Civico di Bologna, e che lavori attorno alla Pieve, hanno messo in evidenza la presenza di antiche sepolture e la base del campanile romanico. Sono poi evidenti nei muri della canonica e dell’oratorio sorto sulla Pieve, i riutilizzi di materiali d’epoca romana: manubriati, arenarie, blocchi di selenite con un blocco che conserva ancora l’antica decorazione.
E’ quindi auspicabile che vengano posti in atto gli strumenti necessari per garantire la sopravvivenza a questo prezioso nucleo di edifici ora in una condizione di abbandono tale da pregiudicarne l’integrità e che, stante l’importanza storica e archeologica, siano adottati i vincoli, le tutele, le misure e i finanziamenti indispensabili per la protezione e per il restauro conservativo di questo sito così importante».
Per firmare: http://www.change.org/it/petizioni/università-di-bologna-mettere-in-sicurezza-la-pieve-di-pastino-in-territorio-di-ozzano-emilia-per-impedirne-il-crollo.

Giancarlo Fabbri

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