Si sale sul Fico senza pensare a viabilità e trasporti

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Contornato in giallo il Caab con, sotto, il grande scalo merci ben vicini ma sempre separati

Bologna

Tutti corrono per salire sul carro di re Mida attratti dal business del Fico (Fabbrica italiana contadina) o Eatalyworld che, secondo le rosee aspettative degli investitori – con qualcuno che lo paragona a un DisneyWorld – ha l’obiettivo di attrarre circa dieci milioni di visitatori l’anno. «Abbiamo stimato – spiegava Oscar Farinetti, patron di Eataly, al Farete svoltosi l’anno scorso al Caab – l’arrivo di cinque milioni di stranieri e noi ce la faremo perché il nostro sarà un mix di bellezze e qualità che supera tutti gli altri con Bologna come capitale del cibo». Un progetto pensato da Andrea Segrè, presidente del Caab, come un parco agroalimentare sugli 80 mila metri quadrati del Caab (Centro agro alimentare Bologna) dedicati alla valorizzazione delle eccellenze agricole e alimentari italiane. Un’idea innovativa e meravigliosa, con 5.000 nuovi posti di lavoro per un fatturato di 80 milioni di euro l’anno, di cui è già previsto il taglio del nastro nell’autunno del 2015 alla chiusura dell’Expo 2015 di Milano che dovrebbe fare da traino.

Facendo una sorta di media, considerando che cinquemila addetti sono già parecchi ai quali aggiungere i fornitori e le merci, dieci milioni di visitatori l’anno fanno oltre 27 mila persone al giorno che in un modo o nell’altro dovranno arrivare, e ripartire, dal Fico accessibile dalla rotatoria Torri. Con dalla rotonda una viabilità adatta a un traffico pesante solo verso ovest, la San Donato, o verso est, la Lungosavena priva del più importante e costoso terzo lotto (via dell’Industria-viale Bentivoglio, primo lotto del 1995) che consentirebbe di raggiungere Fico direttamente dalla Tangenziale aggirando lo scalo merci.

Secondo il “Carlino” dell’1 ottobre stanno ora pensando di ripristinare la linea 6 Sfm, a doppio binario tranne due chilometri, aggiungendoci altri cinque chilometri di binari, e tre stazioni: San Donnino, Pilastro e Caab capolinea. Costo preventivato circa 60 milioni. Chi paga? Si farà a tempo per l’autunno 2015  visto che non si completano mai le opere infrastrutturali? Perché non realizzare anche il terzo lotto, come si era pensato oltre vent’anni fa, chiedendo un contributo a chi fa il business. Qualcuno si ricorda che a fianco c’è il grande scalo merci ferroviario mai collegato al Caab servito solo dal trasporto su gomma?

Giancarlo Fabbri

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Giornalista freelance
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