All’Itc teatro, senza parole, anche per i sordi

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San Lazzaro (Bologna) 

All’Itc Teatro di San Lazzaro (Bologna), in via Rimembranze 26, da cinque anni si ripete la magia di un evento culturale, che sarebbe da imitare qualche volta in altri teatri, di spettacoli comprensibili anche per chi purtroppo è privo dell’udito. Ovvero recite promosse dalle associazioni di audiolesi e loro familiari, Agfa-Fiadda onlus grazie alla collaborazione con la compagnia del Teatro dell’Argine. L’iniziativa per non udenti, dopo quella di novembre con in scena il premiato “Un bés – Antonio Ligabue” di e con Mario Perrotta, si ripeterà il 16 gennaio con “The Shoe Must Go On”, e il 12 aprile con il saggio finale di un corso di “Musical” con regia di Ida Strizzi.
Infatti giovedì 16 gennaio torna, all’Itc Teatro, un singolare spettacolo apprezzabile anche da non udenti con, per loro, il biglietto d’ingresso ridotto a 8 euro. La prenotazione del posto al teatro, obbligatoria allo 051.6270150 o via e-mail (info@itcteatro.it), permette di riservare alle persone sorde i posti migliori per una buona lettura dei sovra titoli anche se questo spettacolo non ha dialoghi ma saranno descritti suoni e rumori. Il biglietto può poi essere ritirato la sera dello spettacolo alla biglietteria. Info: 051.798060; bologna@fiaddaemiliaromagna.org.
“The Shoe Must Go On” (La scarpa deve andare avanti, gioco di parole sul tema: “Lo spettacolo deve continuare” (The Show Must Go On)), con in scena i ragazzi Acting Diversity, è uno spettacolo senza parole con tante scarpe e qualche braccio. Una drammaturgia originale scritta per raccontare, con la poesia, l’incanto e la magia del gioco teatrale, la dura vita di chi è solo contro tutti quotidianamente. Lo racconta in un modo sorprendente unendo il teatro di figura e le videoproiezioni, il gramelot e le ombre, il mimo e il teatro d’oggetti.
Anche se questo spettacolo non ha dialoghi ma suoni e rumori il testo che scorre in alto sulla scena, mentre gli attori recitano, permette la comprensione della recita e non disturba chi non ne ha bisogno. Per i sovratitoli viene utilizzato uno schermo, in alto sulla scena, con un sistema collaudato che funziona come al cinema o in televisione.

Giancarlo Fabbri

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Giornalista freelance
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