Di chi i 60 milioni per quel treno per Fico?

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Vicini ma non uniti: in alto il Centro Agro Alimentare Bologna e sotto i tanti binari dello scalo merci 

Bologna 

Siamo al teatro dell’assurdo con i cittadini presi per il naso. Da alcuni mesi a Bologna si parla e si legge del progetto Fico (Fabbrica italiana contadina? Mah!), da realizzare nell’area del Caab, con il promotore Oscar Farinetti, patron di Eataly, a riferire che per realizzarlo sono necessari, oltre ai suoi (?), 50 milioni di euro da trovare entro il 2013.
Per chi non se n’è accorto, Fico (o EatalyWorld) è pensato come un parco agroalimentare, con 80 mila metri quadrati del Caab (Centro Agro Alimentare Bologna) che verranno dedicati alla valorizzazione delle eccellenze agricole e alimentari italiane. Con qualcuno che ne fa il paragone con DisneyWorld per via dell’obiettivo di attrarre circa dieci milioni di visitatori all’anno. «Abbiamo stimato – spiegava Farinetti al recente Farete, svoltosi al Caab – l’arrivo di cinque milioni di stranieri e ce la faremo perché il nostro sarà un mix di bellezze e qualità che supera tutti gli altri con Bologna come capitale del cibo».
E’ un’idea innovativa e meravigliosa ma poi, però, Farinetti e soci fanno notare che per portare ogni giorno migliaia di visitatori al Fico, senza contare gli addetti, serve una nuova linea ferroviaria. E, stando al “Carlino” dello scorso 1 ottobre, ci sarebbe un progetto elaborato dalla Provincia di ripristinare la linea 6 Sfm, a doppio binario tranne due chilometri, aggiungendoci altri cinque chilometri di binari, e tre stazioni: San Donnino, Pilastro e Caab capolinea.
Il costo previsto, per ora, per l’aggiornamento e il prolungamento della linea è di circa 60 milioni treni compresi. Con due domande superflue: «Paga Pantalone? E con che tempi visto che i proponenti di Fico vorrebbero aprire EatalyWorld entro l’autunno 2015 (due anni) quando chiude l’Expo di Milano?». Chi si vuole prendere in giro dato che il sistema Sfm è ancora da completare dopo vent’anni?
E vien da piangere a pensare che il Caab, quarto mercato alimentare in Italia, è stato realizzato negli anni ’90 proprio accanto allo scalo merci più grande d’Italia senza che nemmeno un metro di binari unisca le due infrastrutture. E da decenni si pensa (solo) a una linea ferroviaria che unisca lo scalo merci al Caab e all’Interporto. Un traffico merci che oggi avviene soltanto su gomma. E dovremmo poi impegnare 60 milioni di euro, pubblici, a sostegno di un business privato?

Giancarlo Fabbri

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Giornalista freelance
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