La foglia di Fico… e la mancanza di infrastrutture

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Il cartello a Villanova di Castenaso montato, anni fa, dal comitato cittadino “Per Villanova” 

Bologna 

Anche riguardo al progetto Fico il tipico umarel bolognese direbbe che si pensa prima al tetto poi alle fondamenta. Ossia che si pensa a investimenti privati, da business milionari, ma non alle infrastrutture (viabilità e mobilità) indispensabili a quegli stessi investimenti.
Dopo oltre duemila anni bisognerebbe tornare a scuola dai Romani che non allestivano castra (campi militari) o civitas (città) senza prima averne realizzate le vie principali: il decumano (in senso est-ovest) che si incrociava ad angolo retto col cardo (nord-sud). Proprio quest’anno ricorre il 2.200° anniversario della consolare Emilia avviata dopo la sconfitta dei Galli Boj, e la conquista di Bononia (oggi Bologna).
E dire che da decenni l’area a nord dello Scalo Merci, tra le vie San Donato, Ca’ dell’Orbo e Frullo, è stata interessata da grandi progetti, di cui molti abortiti. Tra gli ultimi quello della moschea bolognese, quello di Francesca e Renzo Menarini (ex patron del Bologna), di fare un centro commerciale da 14.499 metri quadri, un parco urbano e anche impianti e attrezzature sportive, nell’area ex Asam.
Poi il sogno di Gilberto Sacrati (ex patron della Fortitudo) del Parco delle Stelle che doveva sorgere in un comparto da circa un milione di metri quadrati, nell’area nord al Caab. Con un palazzo dello sport da 15mila posti, un’arena di 25mila metri quadrati nascosta da un colle con un parco, palestre e centro di riabilitazione su 5mila metri quadri, e un centro da 38mila metri per unire il calcio e il basket bolognese.
Col fallimento di Sacrati che ha fatto sfumare la speranza di trovare parte dei fondi per realizzare il terzo lotto della Lungosavena, dalla rotonda Sabadino degli Arienti (Novotel) a quella di via dell’Industria (Roveri), con un costo preventivato, anni fa, tra i 21 milioni (viadotto) e i 41 milioni di euro (galleria sotto a via Mattei e alla ferrovia Fer).
Un Fico che dovrebbe attrarre milioni di visitatori l’anno, con apertura nel 2015, mentre manca un’asse viario importante pensato trent’anni fa. Ossia la Lungosavena l’unica nell’area est di Bologna, sull’asse nord-sud, che sarebbe in grado di sopportarne il traffico da, e per, un’area vasta che va da Ferrara alla Valle del Savena passando per le direttrici per Ravenna e Rimini. Il progetto Fico è quindi inconcepibile senza la Lungosavena completa del lotto due-bis, del terzo lotto e del Nodo di Rastignano, che richiederebbero oltre quattro anni di lavoro.

Giancarlo Fabbri 

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Giornalista freelance
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