Voci e organo per la Madonna dei Boschi

 

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L’antico organo quando era ancora nella chiesa vecchia di Rastignano 

Pianoro (Bologna) 

Domenica 8 alle 18, e alle 21 di sabato 14 settembre, sotto il titolo di “Rastegna” si terrà la prima rassegna musicale, con l’antico organo, a Rastignano di Pianoro nella chiesa parrocchiale dei Santissimi Pietro e Girolamo. Concerti con ingresso gratuito organizzati, a cura di Chiara Molinari, con patrocinio comunale in occasione della secolare “Festa della Madonna dei Boschi”. I programmi prevedono per domenica 8 esecuzioni di musica sacra con Wladimir Matesic all’organo, trombe antiche di Michele Santi e le voci di Chiara Molinari e del coro della parrocchia; sabato 14, invece, all’organo ci sarà Giuliana Maccaroni con Enea Sorini voce e percussioni e il coro dei bimbi di Rastignano.
L’organo oggi collocato nella nuova grande chiesa, a destra accanto al presbiterio, fu acquistato, all’inizio del secolo scorso dalla parrocchia soppressa di Santa Apollonia a Bologna, la cui chiesa fu poi demolita. Lo strumento, costruito da Antonio Pilotti nel 1781, fu portato a Rastignano e sistemato nella cappella laterale accanto al campanile.
Questo stupendo esemplare dell’arte organaria bolognese, durante la seconda guerra mondiale, fu semidistrutto da un bombardamento che colpì la chiesa e la vicina ferrovia. Terminato il conflitto i pezzi dell’organo furono riposti nella soffitta della cappella, accessibile dal campanile, in attesa della ricostruzione. La chiesa fu riparata dai danni ma mai nessuno varcò l’apertura che portava alla soffitta. Anche il parroco, don Giorgio Serra, ne perdette il ricordo; oppure ritenne che lo strumento fosse ormai praticamente irrecuperabile.
Dopo una trentina d’anni l’organo fu ritrovato dal nuovo parroco, don Antonio Curti, nel corso di una perlustrazione nelle soffitte per via di infiltrazioni d’acqua dai tetti. Don Antonio ne segnalò l’esistenza e dopo un’analisi dei resti si vide che era possibile un recupero. Lo strumento è poi stato ricomposto e restaurato, nella parte meccanica  quasi del tutto originale, che in quella lignea praticamente nuova, dall’artigiano padovano Ermenegildo Paccagnella.
L’organo a canne ha la cassa in legno, dalle piacevoli linee sobrie, dipinta nel verde settecentesco. Dopo aver solennizzato per decenni le cerimonie religiose nella chiesa vecchia lo strumento è stato spostato nella nuova. La sua voce è viva e accompagna i momenti più solenni, è quindi giusto che, al di là dei suoi pregi tecnici, se ne conosca anche la travagliata storia che lo condannò al silenzio per molti anni.

Giancarlo Fabbri

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Giornalista freelance
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