Attenzione: in via Croara ci si può fare molto male

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Quattro immagini del guardrail accartocciato nella problematica curva di via Croara

San Lazzaro (Bologna)

Con i bilanci all’osso diventa difficile realizzare le grandi opere viarie necessarie alla mobilità e all’economia della provincia bolognese; o al loro completamento. Opere di cui si parla da trent’anni come: Nodo di Rastignano, Terzo lotto della Lungosavena, Trasversale di pianura, eccetera. Opere che per molti, assieme ad altre ancora in lista d’attesa, renderebbero inutile la ventilata realizzazione del Passante Nord.
Però di dovrebbero essere, o si devono trovare, le risorse per piccole opere di manutenzione che rendano più sicura la circolazione. Ci sono anche amministrazioni locali che hanno fatto del “programma delle piccole opere” il loro slogan elettorale; e saranno poi elettori a dare il voto spesso in dubbio tra un cinque più e un sei meno.
Dando ragione ai tecnici che dicono che: «Non esistono strade della morte, o più o meno pericolose, ma conducenti che non rispettano le segnaletiche, e i limiti di velocità, che non sono messe a caso ma sono in funzione della conformazione della strada stessa». Ma però ci sono anche strade che in certe condizioni di visibilità o meteorologiche, registrano un’incidentalità, per volume di traffico, più elevata di altre.
Come il caso di via Croara, a San Lazzaro, che presenta due esse dove sono capitati incidenti: una all’altezza del civico 7; l’altra più a monte tra i civici 12 e 14. Nel secondo caso è almeno dal 2000 che i residenti della zona hanno chiesto alcuni interventi, soprattutto nei confronti dei veicoli che scendono dal colle, come bande sonore, limiti di velocità e lampeggianti gialli. Nell’aprile di quell’anno, forse per l’asfalto viscido, un’auto aveva demolito una cabina della Seabo (oggi Hera), appena costruita, spezzando i tubi dell’acqua e del metano. Vedendo il violento getto d’acqua e sentendo l’odore del gas il conducente, un signore anziano, si era allontanato avvisando del pericolo.
A seguito del sinistro la cabinetta era poi stata ricostruita più arretrata e davanti, a sua protezione, costruito un muretto. Manufatto, ricostruito più volte, che ha “fermato” tanti altri veicoli usciti di strada in quella curva secca in discesa. L’anno dopo un’auto uscendo di strada non centrò il muro ma sfondò la recinzione metallica che la trattenne impedendole di cadere nella scarpata.
Proprio per questo tra la strada e il muretto, e la cabinetta con gas e acqua, era stato realizzato un guardrail a costeggiare quasi tutta la curva. Barriera di protezione più volte divelta infine lasciata un po’ sbilenca per alcuni anni. Da qualche settimana è tutta contorta, divelta e appoggiata al muretto trasformandosi da protezione a pericolo. Con i residenti che chiedono sia messa in sicurezza e, di nuovo, che vengano adottati tutti gli accorgimenti tecnici possibili per evitare incidenti.

Giancarlo Fabbri

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Giornalista freelance
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