Tornerà il tetto sulla “Casa del Fabbro” del II secolo a.C.

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Ozzano (Bologna) 

Grazie al contributo della Crif Spa di Bologna, e al sostegno di Ima Spa, Cuticonsai e altri sponsor, a Ozzano (Bologna) si sta lavorando per ridare un tetto all’officina di un fabbro risalente al II secolo a.C. e all’adiacente residenza, domus, di epoca successiva. Edificio della romana città di Claterna – fondata nel II secolo a.C., poi abbandonata attorno al V-VI secolo d.C. e infine scomparsa sotto i campi a Maggio di Ozzano – che sta risorgendo dalle fondamenta.
Infatti dopo averne riportato alla luce alcuni settori con gli scavi, degli anni scorsi, studenti dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, sotto la guida scientifica di Paola Desantis della Soprintendenza, di Claudio Negrelli dell’associazione culturale onlus Civitas Claterna, presieduta da Daniele Vacchi, dell’archeologo Maurizio Molinari, e di Antonella Pomicetti restauratrice della Soprintendenza, stanno ricostruendo parti delle opere murarie come studio di archeologia sperimentale.
Opere illustrate dal soprintendente Filippo Maria Gambari, con soddisfazione del sindaco Loretta Masotti, che saranno sovrastate da una intelaiatura metallica, a ricordare la volumetria dell’edificio, e da un tetto con anche funzioni protettive su progetto dell’architetto Federico Scagliarini. Nella domus sarà infatti ricostruito anche un pavimento in cocciopesto decorato da inserti (opus signinum).
«Le ricostruzioni – come ha spiegato l’archeologo Maurizio Molinari – sono realizzate con la tecnica antica usando, per quanto possibile, materiali di epoca romana come i caratteristici mattoni sesquipedali, manubriati o meno, recuperati a Claterna o in altri siti del territorio bolognese». Riproduzioni parziali di parti murarie, pavimenti e tetto che saranno impiegati a fini di musealizzazione per scopi didattici, e informativi, e per poter illustrare ai visitatori, e alle scolaresche guidate da Roberta Michelini responsabile della parte didattica, i vari sistemi costruttivi utilizzati nell’edilizia romana nel corso dei secoli.
Claterna, a suo tempo la principale realtà municipale tra Bologna e Imola, era scomparsa fino agli scavi ottocenteschi, seguiti da altri a metà del secolo scorso, che ne riportarono alla luce muri, colonne, mosaici, e vari reperti ora al Civico Archeologico di Bologna.
La voglia di riportare alla luce la città, e di fare nuove scoperte, da parte dei volontari del gruppo archeologico Città di Claterna ha poi coinvolto la famiglia Vacchi (Ima Spa), il Comune di Ozzano e la Soprintendenza per i beni archeologici. Da qui è nata l’associazione Civitas Claterna, nel 2005, avviando nuove campagne di scavo e anche preziose opportunità di valorizzazione del territorio ozzanese. Per ulteriori informazioni: 347-7597112; http://www.civitasclaterna.org.

Giancarlo Fabbri

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