Sabato s’inaugura la sede della Iniziativa Parkinsoniani

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Alcune immagini dei locali che saranno inaugurati il 9 febbraio in via Lombardia 36

Bologna

Sabato 9 febbraio, alle 10, il sindaco di Bologna Virginio Merola, e il vescovo ausiliare emerito monsignor Ernesto Vecchi, inaugureranno la nuova sede dell’associazione I.P. Iniziativa Parkinsoniani Onlus, in via Lombardia 36, a Bologna. All’inaugurazione, oltre a dirigenti e soci del sodalizio, saranno presenti esponenti della Fondazione del Monte, che ha finanziato i lavori di ristrutturazione dei locali, e dirigenti del Quartiere Savena che ha concesso i locali. in comodato.
L’I.P. Iniziativa Parkinsoniani é un’associazione di volontariato che opera, da ben 18 anni, a sostegno delle persone affette dal morbo di Parkinson e dei loro familiari. L’associazione propone e svolge corsi di ginnastica neuromotoria, yoga, logopedia e sedute per il sostegno psicologico, prodigandosi per dare delle risposte positive al sempre maggior numero di persone che chiedono di frequentare i corsi.
Per gli aggiornamenti l’associazione mantiene un rapporto costante con le neurologie degli ospedali Bellaria, Maggiore, Sant’Orsola-Malpighi. In collaborazione con le neurologie, e col supporto di case farmaceutiche, I.P. organizza e partecipa a convegni e incontri sulle problematiche delle persone affette dalla patologia, sui metodi di cura e sugli sviluppi della ricerca in campo farmacologico. Per soddisfare le crescenti richieste, l’associazione ha aumentato il numero dei corsi di ginnastica neuromotoria, dei corsi di yoga, e di logopedia molto frequentate grazie all’informazione data sull’utilità di tale disciplina. I locali che il Comune ha messo a disposizione, tramite il Quartiere, saranno utilizzati non solo per i corsi di logopedia e psicologia, ma anche per quelli che favoriscano la manualità e la creatività.  
«L’associazione – spiega il vicepresidente di I.P. Sergio Senigalliesi – si regge sul volontariato ma però, dovendo avvalersi di fisioterapisti retribuiti, deve sostenere uno sforzo economico notevole, che aumenta col positivo incremento del numero dei corsi. Le entrate sono infatti costituite da quote sociali, donazioni, contributi di enti e privati, e dal cinque per mille, che però sono inadeguate – conclude Senigalliesi – ai programmi di sostegno che si vorrebbero potenziare».

Giancarlo Fabbri

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Giornalista freelance
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