Viabilità e mobilità: bocciati politici e amministratori

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Bologna

Se si vuol fare un bilancio sui temi della viabilità e della mobilità, riguardo il territorio provinciale bolognese, è possibile considerare bocciati i nostri rappresentanti politici e gli amministratori locali.
Lo fa capire tra le righe anche il presidente di Unindustria, Alberto Vacchi, intervistato da “il Resto del Carlino”. Nella breve intervista, pubblicata lo scorso 2 gennaio, alla domanda su quali dovrebbero essere le priorità della giunta comunale (bolognese, che però noi espandiamo anche agli altri comuni, alla Provincia e alla Regione, ndr) l’imprenditore ha una sola risposta: «Le infrastrutture». Secondo Vacchi, infatti, «Pur nella oggettiva difficoltà del bilancio, credo che il tema infrastrutturale sia centrale per lo sviluppo di Bologna. E la giunta dovrebbe tenerne conto».
Considerando che politici e amministratori locali si presentano alle rispettive elezioni, come dicono loro: «nell’interesse dei cittadini e dei territori dove veniamo eletti» se si potesse dare un voto alla loro attività, sulla base dei risultati ottenuti su viabilità e mobilità, pubblica e privata, degli ultimi 15 anni tale voto non si discosterebbe di molto, purtroppo, dallo zero. Considerazioni da tenere presenti dato che tra poco saremo chiamati a votare alle politiche; e nel 2014 alle amministrative. Con l’istituzione delle città metropolitane, e relativa riduzione delle provincie, bloccati in extremis, sul filo di lana, dalla nuova e inopportuna discesa in campo di Silvio Berlusconi.
Tante idee, tante promesse, tanti progetti presentati, poi quasi nessuna delle opere è stata completata. Per la mobilità pubblica: Metro, People Mover, Sfm, Civis. Per la viabilità: Complanare, Lungosavena, Nodo di Rastignano, Passante Nord, Trasversale di Pianura, eccetera. Anche solo da questo è possibile fare una valutazione del “lavoro” dei nostri politici e amministratori compensati, anche troppo, per i loro “servigi” ai cittadini contribuenti che formalmente sono i loro datori di lavoro.
All’approssimarsi del voto torneranno le dichiarazioni di intenti, le promesse e i proclami di una miriade di candidati che chiedono la nostra fiducia. Alla luce di tutto questo con che spirito un cittadino contribuente si accingerà poi ad assolvere, se lo farà, al suo diritto dovere di tracciare una croce su un simbolo, o scrivere un nome? L’antipolitica, infatti, ha successo soltanto quando politici, e amministratori locali, si allontanano dalle reali necessità dei cittadini.

Giancarlo Fabbri

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Giornalista freelance
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