Una panca come cartina di tornasole

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La panchina e il laghetto, prima e dopo

Rastignano di Pianoro (Bologna)

Una panchina come cartina di tornasole per documentare lo stato di degrado di un giardino pubblico, e non solo, a Rastignano di Pianoro (Bologna)? Perché no! Nella primavera scorsa sono state divelte dal terreno, comprese le gettate di cemento, una panchina e un cestino per i rifiuti. Alcuni residenti l’hanno considerata opera di teppisti. Altri, invece, che gli arredi erano stati rimossi per consentire lavori di scavo per la posa di una conduttura attraverso il piccolo parco pubblico.
In ogni caso i residenti della zona sono tutti d’accordo che tali arredi dovevano essere fissati di nuovo al terreno per evitare che eventuali frequentatori, soprattutto bambini, si facessero male. Sono passati dei mesi ma nessuno ha provveduto. Per la verità qualcuno, ignoto, ha spostato la panchina a lato di un vialetto poggiata, traballante, sui blocchi di cemento. Con lo stato di degrado, e di incuria, accentuato da arredi e giochi danneggiati, staccionate malferme e alte erbacce.
E dire che fino al 2008 quell’area verde, sempre meno frequentata, comprendeva un laghetto che, dopo anni di abbandono, fu ripristinato nei primi anni ‘90 con la realizzazione del cosiddetto “Ribaltamento di Rastignano” con palazzi e villette a schiera per centinaia di abitazioni. Lo specchio d’acqua era diventato un’oasi dove convivevano piante, pesci, anfibi, tartarughe, aironi e germani con le gallinelle d’acqua che zampettavano sulle foglie galleggianti delle ninfee.
Una decina di anni dopo, l’area del parco e dello stagno fu ceduta al Comune di Pianoro che nel 2008 svuotò il laghetto «per mancanza d’acqua e per gli eccessivi costi di manutenzione». Oggi, dove c’era il laghetto, tra le vie della Torre, Fornace, Marzabotto e Montesole c’è un prato incolto con disappunto di quei residenti che per alcuni anni hanno chiesto (inutilmente) il ripristino di quell’oasi di vita.
Anche il Ribaltamento che doveva “allontanare il centro della frazione dall’ex statale della Futa e dall’inquinamento” è stato un fallimento. Non per i costruttori che hanno venduto palazzi, ville, appartamenti e negozi. Oggi anche la grande piazza, bellissima, è quasi un deserto. Sotto i suoi portici sono rimasti la biblioteca comunale, una casa di riposo e un asilo privati, e una parrucchiera. Tutte le altre attività, pian piano, hanno chiuso i battenti sostituite da uffici e vetrine vuote.

Giancarlo Fabbri    

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Giornalista freelance
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